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La comunità dei saveriani è presente a Desio dal 1947. I primi missionari sono arrivati nel febbraio 1947 per preparare la Villa Tittoni ad accogliere i giovani studenti missionari liceali per l’inizio dell’anno scolastico. L’inaugurazione ufficiale della casa è avvenuta il 30 novembre dello stesso anno.

 70 anni non sono pochi, soprattutto perché contraddistinti da alcuni grandi avvenimenti che hanno segnato la storia del nostro mondo. Nel 1947 l’Italia era da poco uscita dalla seconda guerra mondiale con tutte le sue conseguenze e la necessità della ricostruzione. Erano tempi duri, sfociati nel boom economico e nella società dei consumi. Pochi anni dopo, anche la Chiesa ha conosciuto un evento epocale: il Concilio Vaticano II, che l’ha condotta a incontrare l’umanità e il mondo moderno con un atteggiamento di servizio e di dialogo.

In tutti questi anni, come missionari, abbiamo vissuto tanti cambiamenti. Chiamiamo e vediamo il mondo come un villaggio globale. Qualcuno ha detto che stiamo attraversando un cambiamento d’epoca. E cambiano anche la chiesa, la missione, i missionari che, in mezzo a tutto questo movimento, sono chiamati a essere fedeli a Gesù e al suo vangelo, ma anche alle persone con le quali camminano insieme (cfr. Gaudium et Spes, 1). È necessario fare tesoro del cammino percorso per nutrire la vita di oggi e guardare con fiducia al futuro.

 In mezzo a queste trasformazioni i saveriani di Desio hanno vissuto anche il cambiamento di casa: da Villa Tittoni all’attuale sede in via Don Milani. Diversi sono stati i servizi che la casa di Desio ha offerto ai saveriani. Siamo passati da seminario, con un centinaio di studenti, a Centro per le vocazioni giovanili e adulte, per diventare casa di accoglienza per missionari anziani. Ora svolgiamo l’animazione missionaria, con un’attenzione particolare all’accoglienza, all’incontro e al dialogo tra i popoli, le religioni e le culture.

I saveriani hanno sempre cercato di essere inseriti nella Chiesa e realtà locale. Il missionario non è un navigatore solitario, ma a servizio della Chiesa e del mondo là dove vive.

Sono stati 70 anni carichi di persone e di volti, di incontri, di lavoro, di strada fatta insieme; anni di sorrisi, condivisione e lacrime. E anni per parlare ancora di sogni, perché la Buona Notizia di Gesù ci proietta sempre in avanti, per costruire qualcosa di nuovo, un mondo più fraterno e migliore per tutti.

Come è stato possibile tutto questo? Qualcuno la chiama Provvidenza, ma noi sappiamo che ha il volto e le mani di tante persone, uomini e donne, che hanno riservato tempo ed energie per sostenere la missione. Per questo, 70 anni sono anche il tempo di un lungo e grande grazie al Signore.

Ci chiediamo: come il Signore desidera che portiamo avanti oggi la sua missione, in mezzo a un’umanità che il Signore ama, vuole incontrare e a cui vuole offrire ancora e sempre la sua Buona Notizia?



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