La missione vissuta con passione
Da quando ha deciso di passare dal seminario diocesano di Reggio Emilia all’istituto dei saveriani di Parma, la vita del giovane Mario Giavarini è stata caratterizzata da una grande passione per la missione, che trasudava anche dai pori della sua pelle. Era missionario sempre e ovunque, anche nel suo comportamento dignitoso, quasi naturalmente nobile.
La stima e l’affetto di tanti
Nato a Cavriago di Reggio Emilia il 24 novembre 1935, Mario portava per la sua terra d’origine quell’amore che distingue i reggiani, gente dalla fede solida come una montagna. Dopo una lunga camminata di 78 anni, il mattino del 14 gennaio, il Signore è venuto a chiamarlo improvvisamente nella casa dei saveriani di Alzano, che lui guidava da quasi tre anni. La solenne funzione di commiato si è celebrata nella basilica di Alzano Maggiore.
C’era tantissima gente, a dimostrazione della stima che, in poco tempo, p. Mario aveva saputo guadagnarsi. Circa 40 sacerdoti, tra confratelli saveriani e presbiteri diocesani, hanno concelebrato la solenne Eucaristia di commiato. A rappresentare la direzione generale dei saveriani, c’era il bergamasco p. Eugenio Pulcini.
“Il padre del sorriso”
Ha presieduto l’Eucaristia p. Rosario Giannattasio, superiore dei saveriani d’Italia, che ha espresso le ultime affettuose parole di addio. Di padre Mario egli ha sottolineato soprattutto la generosa disponibilità a tutti gli impegni che la congregazione gli ha affidato. Non sono stati pochi e nemmeno facili, come quello che lo ha visto incaricato della formazione dei teologi saveriani in Spagna.
Nella grande basilica, nascosti e quasi intimiditi tra tanta gente, c’erano anche alcuni di quei poveri abituati a bussare alla porta dei saveriani di Alzano, dove erano accolti dall’abituale tenerezza di p. Mario, che sarà ricordato come “il padre del sorriso”.
Anche se quello che donava era poco, era impreziosito dalla tenerezza dello sguardo e dalla luminosità del sorriso.
Tre parole chiave
Padre Mario ha lavorato in tre grandi nazioni: Italia, Spagna e Congo. Tre parole importanti hanno definito il suo lavoro: missione, formazione, animazione.
La missione in Zaire, nazione centro occidentale dell’Africa, dove egli è vissuto in due diversi periodi, per quasi vent’anni (dal 1959 al 1970, e dal 1980 al 1987). Qui il missionario ha svolto la missione di primo annuncio del vangelo: un lavoro duro, che però lo rendeva felice.
La formazione di giovani missionari saveriani in Italia e in Spagna. Nelle “scuole apostoliche” di Cremona e Zelarino (Mestre) p. Mario è stato direttore spirituale e rettore dei ragazzi che si preparavano come aspiranti alla vita missionaria. In Spagna (dal 1976 al 1979) gli viene affidato l’incarico di formare i giovani saveriani della teologia.
L’animazione missionaria in Italia, svolta nelle varie comunità di cui è stato rettore (Desio, Parma, Vicenza, Alzano). Padre Mario era apprezzato da tutti, perché era capace di stabilire relazioni con le persone, che sapeva far appassionare per la missione. Quando il missionario non è impegnato in missione, il suo compito specifico è l’animazione missionaria per tener vivo “il fuoco della missione” nelle chiese locali. Infatti, c’è sempre la tentazione di ripiegarsi sui propri problemi, affievolendo lo slancio per la grande missione.
Ora il suo corpo riposa nella terra di origine, a Cavriago di Reggio Emilia, nella tomba di famiglia, accanto a papà Olindo e a mamma Angela, che un giorno l’avevano donato al Signore come sacerdote e missionario saveriano.







