Una proposta... una risposta
“Se lui è contento, lo sono anch'io”
Davide, giovane cagliaritano di 21 anni, è studente nella comunità saveriana di Desio. Ci racconta la sua storia.
In famiglia, ho respirato aria di serenità e ho appreso i valori cristiani dai miei genitori. Fin da piccolo, ho molto ammirato don Giosué, persona laboriosa e sempre disponibile e un parroco zelante per le missioni. Era per me come un “nonno”, nel quale avevo fiducia e dal quale imparavo tante cose. I primi germi di vocazione li devo a lui, perché grazie al suo esempio, Gesù diveniva per me una figura sempre più familiare.
Iniziano le proposte
Una domenica, alla Messa dei ragazzi nella giornata per le vocazioni, sentii parlare di “seminario”, un luogo in cui i giovani si preparano a diventare sacerdoti. Ne rimasi colpito e dissi a mamma che desideravo entrare in seminario. Ma ero troppo piccolo: “meglio aspettare un po’...”.
Poi Valentina, una ragazza della parrocchia mi propose di partecipare agli incontri mensili dai missionari saveriani. Con po’ di titubanza, accettai di andare. Alla fine del primo incontro ero entusiasta e partecipai a tutti gli incontri insieme ad altri ragazzi della mia età. Così p. Sergio, detto “Libi”, mi fece un’altra proposta: partecipare al campo estivo. Risposi subito “sì”.
Facevo la terza media e ho un bel ricordo di quella esperienza. Ho potuto conoscere più da vicino la vita missionaria, ascoltare le esperienze dei saveriani e innamorarmi dell’ideale del beato Conforti: “fare del mondo una sola famiglia”.
Puoi fare qualcosa di più
Ricordo che durante il campo, abbiamo vissuto un pomeriggio di “deserto”, cioè un tempo dedicato alla riflessione personale in silenzio. Proprio in quel momento, padre Sergio mi propose di fare qualcosa in più: entrare nella comunità saveriana di Cagliari come aspirante alla vita missionaria. Promisi di pensarci.
Non era semplice; mi richiedeva molto sacrificio e poi avevo appena 13 anni! Dopo averci riflettuto, ne parlai a papà e mamma: “forse è meglio aspettare ancora un po’...”.
Venne a farci visita p. Sergio e mise nuovamente sul tavolo la proposta. Mi feci coraggio e risposi “sì”; anche i miei genitori condivisero la mia scelta. Ricordo una frase, semplice e profonda, di mio padre: “Se lui è contento, anch’io sono contento”. Così, il 10 settembre del 1997 entrai nella casa saveriana di Cagliari.
La scelta missionaria
In casa saveriana ho respirato un clima di serenità e di gioia, sia con i miei compagni che con i missionari. Lì ho maturato la mia scelta vocazionale; ho imparato a stare con le persone, ad ascoltarle, a capirle. Ho anche scoperto il senso della vita comunitaria. Sono cresciuto, umanamente e spiritualmente, grazie a coloro che hanno curato la mia formazione.
Ora a Desio frequento il secondo anno del biennio filosofico- teologico e do una mano al cappellano don Renato nell’ospedale di Desio: un’esperienza dolorosa e arricchente. Ogni volta che esco dall’ospedale trovo una carica in più, una motivazione più profonda per proseguire nella scelta missionaria.
C’è Qualcuno che insiste
Non nascondo di aver provato paura e angoscia nel dover lasciare tutto e tutti: gli amici, la parrocchia e la famiglia, dalla quale ho sempre ricevuto tutto, talvolta con grande sacrificio, ma sempre con tanto amore. Ma Qualcuno continuava ad insistere...
Ringrazio il Signore per avermi messo dinanzi questo cammino. E ringrazio quella ragazza che mi ha fatto conoscere la famiglia dei missionari saveriani. Lei adesso è una saveriana missionaria di Maria e si sta preparando a partire per la Thailandia: sorella Valentina Gessa.







