Una missione possibile per tutti
Il corso di Spiritualità missionaria, promosso dai saveriani di Desio, avanza a tappe di due incontri al mese e ha già superato la metà del proprio cammino. Richiamiamo per tutti i nostri amici alcuni spunti dell’incontro del 10 marzo.
Uno degli apporti più importanti del Concilio è avere iniziato a parlare sia della Chiesa che della missione a partire dal Progetto della Trinità per il nostro mondo. La missione, infatti, è prima di tutto un’attività di Dio stesso. La nostra missione è una collaborazione al suo Progetto. Il sogno di Dio, per cui ci ha creati, è di farci tutti partecipi della sua vita divina. È per realizzare questo progetto che ha inviato Gesù. Quando è venuto tra noi, Gesù l’ha inziato, ma continua a realizzarlo anche ora, per mezzo del suo Spirito di Risorto, che è in azione in tutto il mondo, in ogni persona. Il compito della Chiesa è partecipare a questa grande missione a cui Dio sta lavorando. Ciascuno di noi, ovunque si trovi, può offrire la sua collaborazione. Notiamo alcune osservazioni pratiche.
La Chiesa è al servizio di Dio, che si comunica al mondo attraverso la sua opera di creazione, di provvidenza e redenzione. Allora, il campo della missione è ogni essere umano, in tutti gli aspetti della sua esistenza. Il fine della missione dei cristiani non può essere solo l’estensione della Chiesa o la salvezza delle anime, ma ha un campo molto più ampio. Questa concezione ampia della missione sottolinea l’azione fondamentale dello Spirito Santo. La storia del mondo non è solo una storia di male, ma anche una storia di amore, una storia in cui il Regno di Dio progredisce attraverso il lavoro dello Spirito. C’è da aspettarsi, quindi, di incontrare un’umanità in cui la salvezza di Dio è segretamente al lavoro per mezzo dello Spirito.
Le conseguenze per la nostra collaborazione sono tante. Se crediamo nell’azione dello Spirito nel cuore di ogni persona e di ogni gruppo umano, si dovrebbe sempre partire dal dare importanza alla vita quotidiana delle persone. Il cardinal Martini suggeriva di chiederci: la persona che incontro, quale preoccupazione sente in questo momento? Quale aspirazione la muove? Cosa sta cercando? Di quale consolazione ha bisogno nella sua vita personale, familiare, di lavoro? Quali esigenze sente per la società in cui vive? È importante scoprire i segni della presenza e dell’azione dello Spirito. E poi farli notare, far sì che la persona ne prenda coscienza.
Esemplare è un fatto di Madre Teresa di Calcutta durante la sua visita in Cina. L’avevano fatta incontrare con un figlio del Presidente Den Xiao Ping, un uomo sui quarant’anni, in carrozzella perché durante la “rivoluzione culturale” era stato buttato giù dalla finestra dell’Università. Come Segretario nazionale di un’associazione in favore delle persone con disabilità, presentò a Madre Teresa i programmi che stava svolgendo in loro favore e le difficoltà che incontrava. Dopo aver ascoltato, notando i sacrifici personali richiesti, Madre Teresa commentò: “È Dio che ti spinge ad impegnarti in questo modo”. L’uomo in carrozzella si scherniva: “Ma io non sono cristiano, non credo in Dio”. “Oh, non conta questo - continuò Madre Teresa - forse tu non lo sai, ma io lo so bene; ogni volta che noi offriamo un po’ della nostra vita per i fratelli più infelici, è Dio stesso che ci spinge a farlo”.
Ecco un buon inizio della nostra missione: riconoscere la presenza dello Spirito del Signore Risorto, a partire dai segni della sua azione nella vita stessa delle persone. Si tratta di far risalire dai segni alla sorgente che li ha generati e di far prendere coscienza dell’assenso e della collaborazione che la persona ha già offerto. Nella nostra realtà, non potrebbe essere questo un esempio del nostro servizio alla missione dello Spirito, in azione in tutte le persone?
Come si vede, siamo lontani dal pensare l’annuncio solo come una somma di nozioni o di informazioni. Siamo a livello di “svelamento”, cioè di aiuto alle persone, a fare una scoperta dentro la propria esistenza e la propria storia. Afferma il teologo Giuseppe Ruggeri: “L’unico vero, importante problema è come un uomo, incontrandosi con la testimonianza ecclesiale, possa scoprire la grazia che già opera in lui, il desiderio che Dio stesso ha scritto nella sua carne”. È una missione sempre possibile a tutti.







