Mons. Battaglierin - Fino alla fine…
Mons. Dante, amico fedele
Nel 1964 in Bangladesh cominciano i disordini tra musulmani e hindu; molti hindu sono massacrati, le loro case incendiate. Nel 1965 un furioso ciclone distrugge il 90 per cento delle case nella diocesi, assieme alle imbarcazioni per la pesca, i raccolti di riso e gli animali domestici.
Un’ondata di dieci metri spazza via tutto quello che incontra. L’inquinamento delle acque fa scoppiare il colera tra i sopravvissuti. Si parla di enormi cifre di scomparsi, fino a centomila morti.
La guerra e le carestie
Ai primi di settembre, alla calamità si aggiunge la guerra tra India e Pakistan per il possesso del Kashmir. Alcuni saveriani sono espulsi dal Bangladesh e sono fatte evacuare le missioni delle regioni confinanti con l’India. In quel momento, monsignor Dante era in Italia per il concilio Vaticano II. Chiede il permesso di tornare nella sua diocesi, ma lo sconsigliano, perché sarebbe costretto a un domicilio coatto. I missionari vivono nell’incertezza di poter restare e si sentono impotenti di fronte alla spaventosa fame della popolazione.
Il 28 luglio 1967, egli stesso riassume così le condizioni della diocesi: “I danni sono forti. Parecchi cristiani hanno lasciato la loro zona intimoriti e impoveriti, o trasferiti da requisizioni. I catecumeni sono in diminuzione. Il movimento dei missionari è difficile.
Quasi impossibile ottenere il permesso d’entrata per nuovi missionari; è difficile ottenere un permesso di rientro per chi ha necessità di recarsi fuori del Pakistan per salute o riposo. I pochi confratelli rimasti lavorano sodo, tengono le posizioni, scrutano le possibilità e le nuove vie di evangelizzazione, ma i sospetti sono sempre più palesi”.
“In mano al Signore”
Nel 1968 le condizioni di salute di mons. Dante peggiorano. Ripetutamente chiede di essere esonerato dal governo della diocesi. Il 12 aprile del 1969 il Papa accetta le sue dimissioni. Un distacco sofferto, un ultimo sacrificio che si aggiunge ai tanti sostenuti con amore per la fondazione di quella chiesa missionaria.
Al nuovo vescovo di Khulna, il bengalese mons. Michael D’Rosario, egli consegna una diocesi ben organizzata. Mons. Dante passa gli ultimi nove anni della sua laboriosa vita in Italia, dedicandosi alle missioni.
La sua salute peggiora e trascorre gli ultimi mesi in casa madre a Parma. Si abbandona alla volontà di Dio: “Mi sento in mano al Signore, con una semplicità che non credevo di avere. Anche questo è dono suo”.
Il suo cuore cede la mattina del 29 aprile 1978. “Mi pareva impossibile vederlo morto - scrive un missionario - pensando a tutta la sua attività ed a tutta la sua vita dinamica”. A Treporti, il patriarca Albino Luciani celebra le solenni esequie e benedice la sua tomba nel cimitero della parrocchia.








