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Vivere la Settimana Santa in Sardegna è qualcosa di speciale. In molti paesi si sono conservati gli antichi riti che fanno vibrare le persone e ci fanno immedesimare concretamente nella passione, morte e resurrezione di Gesù. Tutta la Settimana Santa aiuta a capire meglio il senso religioso, anche con l’aiuto delle varie confraternite (formate da adulti e giovani) che sono i veri protagonisti.

Fin dalla Domenica delle Palme, in una chiesetta, sede della confraternita, viene fatto scendere un telo su cui sono dipinte alcune scene della passione (il giudizio di Pilato e momenti della Via Crucis). Qui si preparano tutti gli oggetti che serviranno nelle varie processioni: la croce con gli strumenti della passione; la grande croce su cui viene deposto il Cristo morto; la lettiga che lo trasporterà al sepolcro accompagnato da Maria… La mattina del Venerdì santo c’è il rito de incravamentu (l’inchiodamento di Gesù sulla croce). Viene accompagnato da Maria, con il vestito nero di lutto fino alla chiesa parrocchiale, dove sarà innalzata la croce e Maria, a lato dell’altare in attesa di su scravamentu (schiodamento e discesa dalla croce).

ca su scravamentu Scano 16 2024Di solito viene fatto quando comincia il buio. Alla croce sono appoggiate due scale su cui salgono Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo (con abiti speciali che risalgono a tanto tempo fa). In basso ci sono due discepoli che riceveranno la corona di spine, i tre chiodi e infine il corpo di Gesù (un crocefisso che risale a molto tempo fa con le braccia snodate). Tutto verrà presentato a Maria e al popolo per la venerazione. Poi il corpo di Gesù è deposto nella lettiga e accompagnato da tutte le confraternite, da Maria, dal presbitero e dal popolo. Ogni tanto ci si ferma per ascoltare i canti tradizionali in sardo (soprattutto il Miserere).

Arrivati alla chiesetta, dove c’è il sepolcro, viene deposto il Cristo e la gente va a venerarlo. È qualcosa di commovente ed emozionante. La domenica mattina, invece, ci sarà S’incontru. Da due luoghi diversi del paese, partono le due processioni: una con Maria e l’altra con il Cristo risorto. Nella piazza principale i due cortei si incontrano. I portatori si avvicinano, facendo per 3 volte degli inchini vicendevoli con le statue. A Maria viene tolto l’abito o il velo nero. La processione diventa unica e si va alla chiesa parrocchiale, tra gli spari (a salve) dei fucilieri o fuochi artificiali. Cristo è risorto e inizia una nuova vita.

Per me, che ogni anno partecipo a questi riti (in particolare a Sagama e a Scano Montiferro), viene sempre da chiedermi cosa fa muovere tanta gente per tenere viva l’eredità ricevuta. Sicuramente è un impegno per tante persone, ma è un modo concreto per non dimenticare quello che si è ricevuto e portarlo avanti, attraverso i giovani e i ragazzi che si avvicinano alla vita delle confraternite e della comunità parrocchiale. È una missione che continua.



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