Una faccia simpatica
Abbiamo fatto un ottimo acquisto nell'apertura nella nostra nuova residenza in Viale Trento: fr. Vincenzo Asolan. Un sorriso bonario su due spalle quadrate, usate alla fatica; infermiere provetto, con battesimo del fuoco in Sierra Leone e assaggio dei ribelli, rodato alla Casa Madre di Parma tra i nostri ammalati. Sarà una sicurezza per i missionari reduci anziani che qui converranno; prenderà anche le redini dell'economia. L'esito lo diamo per scontato, e lui così si descrive a fumetti.
Sono dell'esiguo numero dei Saveriani della "Marca" Trevigiana: un "Barba", come si definiva lui, missionario della Consolata in Abissinia, nei fugaci rientri a casa. Ci parlava dell'Africa, di battesimi, malattie, pericoli; ma anche sembrava roba per adulti e noi ragazzi: "Poverini, pregheremo Gesù per loro".
In aiuto al vecchio don Giuseppe arriva un cappellano giovane, don Rolando; è entusiasta delle Missioni e anche lui vuole partire. Organizza una memorabile Giornata Missionaria a Contrade, con carretti allegorici; si premia il più significativo, e chi ha raccolto più sorgo, frumento, patate. Nel settembre del '59 un compagno di classe entra a Vicenza dai Missionari; è un momento di gioia e noi ragazzi con più entusiasmo cantavamo: alla fine della Messa e dei giochi serali sul sagrato della chiesa: "Manda color che insegnino la retta via del ciel".
"Anch'io voglio diventare missionario", dissi a bruciapelo al cappellano dopo una settimana dalla partenza del mio compagno. Ci fu un gran trambusto. Oggi avrebbero giocato i numeri al lotto con temo secco! È fatta: "Silenzio! In fila! Si parla italiano! Non si urla!". Scuola, studio, preghiere: che differenza tra sogno e realtà.
Gli anni passano in un baleno con il noviziato, la professione; matura una scelta e mi trovo come infermiere alla Casa Madre di Parma, al quarto piano, in servizio ad anziani e reduci bisognosi di cure.
Nell'82 si vola in Sierra Leone: all'aeroporto non c'è nessuno ad attenderci; sbagliato il giorno. Ma trovo subito spazio: un volontario è in procinto di partire e lo devo sostituire al dispensario: prevenzione, cure, istruzioni alle mamme, igiene. Siamo a Yombana; faccio parte della san Vincenzo e questo mi dà modo di visitare nei villaggi i nostri assistiti e trovarne altri. 1'85 segna il trasferimento a Kambia, con l'arrivo delle suore messicane. Qui il lavoro si svolge con gli alunni della scuola media a Madina.
In programma i servizi domenicali, momenti di preghiera alla frontiera con la Guinea, dove gran parte dei poliziotti sono cristiani. Arriva un'emergenza sanitaria: epidemia di morbillo. Apro una clinica mobile con cinque Centri e servizio tre volte alla settimana. Si arriva anche a 350 pazienti per volta, con tutti i generi di malattie, e ci scappa anche qualche mezzo miracolo: gente salvata per un pelo. Con il '93 passo a Magburaka, con l'aiuto settimanale di due giorni al dispensario di Jele, tenuto dalle suore filippine.
Il 1 ° aprile del '94, Venerdì Santo, hanno inizio le incursioni dei ribelli al nord; viene bombardata una nostra stazione missionaria a 50 chilometri. Giorni di terrore, distruzioni e fuga della gente. Nel luglio ritorna la calma provvisoria e giunge pure una lettera: si parte per il lavoro al quarto piano di Parma. Nel 2000 sogno di tornare in Sierra Leone. Le porte sono chiuse. Vicenza apre le sue.








