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Una breve visita del Superiore Generale

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Nel mese di gennaio (8-22) il Superiore Generale, p. Francesco Marini ha visitato i confratelli della Sierra Leone e della Guinea. Sono stati giorni intensi di incontri con i confratelli, con i vescovi, con le realtà con le quali i Saveriani lavorano, sia in Guinea (Casa di accoglienza e campi profughi), sia in Sierra Leone.

Del suo racconto riportiamo qui solo alcuni brani.

Da Freetown, con mons. Biguzzi, siamo andati a Makeni. I molti posti di controllo vengono passati neanche senza fermarsi. A una decina di km prima di Masiaka, sosta e scambio con vari militari, alcuni dei quali cattolici e sconosciuti da mons. Biguzzi. E proprio in questa sosta, una gomma si sgonfia rapidamente, penetrata da un bossolo di notevoli dimensioni. Si cambia la ruota; e ne approfittiamo per visitare la città. E' molto rovinata; ma c'è un notevole movimento di "ricostruzione" anche perché la diocesi, sostenuta da una iniziativa USA, ha promesso il contributo dello zinco per coloro che ricostruiranno la casa.

A Lunsar la grande chiesa stata derubata di tutto, ma non rovinata. La casa sembrava piccola una volta, adesso, ripulita e svuotata di ogni cosa, sembra molto spaziosa. Ci fermiamo in preghiera sulla tomba di p. Stefani. Visitiamo il centro dei Giuseppini, la cui residenza completamente distrutta, mentre sono salve le strutture murarie della cappella, della biblioteca e delle scuole. Nella scuola Murialdo stato preparato il posto per accogliere un gruppo di ex bambini-soldato che stanno arrivando da Kabala.

A Makeni, al nostro arrivo, si respira un clima di festa come quando la gente si ritrova dopo lo scampato pericolo da qualche grave calamità e si incontra di nuovo con persone inaspettate. I negozi dei libanesi sono ancora chiusi, ma c'è molta vivacità di movimento e il piccolo commercio si vede un po' dappertutto. Andiamo a visitare la Domus religiosa, attualmente occupata dal contingente keniota delle forze dell'ONU. La Casa Gialla senza tetto, porte e finestre sradicate e i muri in via di demolizione, mentre i vicini edifici del seminario diocesano sono scoperchiati. Il colonnello comandante ha installato il suo ufficio dove c'era quello del Superiore Regionale. Facciamo una breve visita alla tomba di mons. Azzolini, di fronte alla cattedrale, ben conservata e pulita tra tanta confusione.

Ma in tutta questa disumanità e violenza sono emersi anche tanti aspetti e avvenimenti di sacrificio e dedizione, specie da parte della comunità cristiana che si fatta carico non solo delle cose della chiesa, ma spesso anche della sua vita comunitaria. Anche tra i ribelli ci sono persone più pensose ed oneste e aspetti che fanno sperare, anche se spesso connotati anch'essi di crudeltà, come quando il comandante locale ha fatto uccidere coloro che avevano rubato il primo giorno dell'anno contro i suoi ordini; e li ha fatti uccidere, nudi, sollevati in alto e lasciati cadere sulle pietre, prima di essere finiti.

Domenica, celebrazione alla cattedrale: chiesa piena, molti canti, molta partecipazione. Con p. Bongiovanni, visitiamo il Centro Pastorale, gli uffici della diocesi, la Casa dei padri e quello che una volta era il Centro Tecnico. Gli edifici in genere sono rimasti con le loro mura, il tetto a volte scoperchiato, ma tutto quello che c'era dentro stato derubato o distrutto. Nelle stanze si cammina su uno strato di calcinacci, legni bruciati, carte e pezzi di libri.

Al Centro Pastorale sono state asportate perfino le lastre di cemento che formavano i sedili del giardino. Il giorno successivo, insieme a p. Pistoni e p. Di Sopra e guidati da Luis Perez, ripercorriamo il tragitto del sequestro. Proprio un anno fa: dopo una settimana di stillicidio, con visite frequenti, irriguardose, accompagnate da furti e minacce da parte dei ribelli, il loro arrivo per portarli via fu quasi una liberazione. La prima stazione: la casa dove furono portati all'inizio. Si tratta di una casetta a due piani. Quando arrivarono, vari ribelli li stavano aspettando sui balconi e li hanno accolti con insulti. Entrati in casa, hanno ricevuto due sberle ciascuno e sono stati così avviati al piano superiore e introdotti alla nuova vita del prigioniero.

Abbiamo visitato vari altri posti della loro vicenda: le case dove furono detenuti, il luogo dove spararono all'indiano e a p. Pistoni, la zona approssimativa dove spararono alla prima suora, il luogo dove scapparono una volta abbandonati dai ribelli. Ci siamo fermati nel luogo della uccisione delle due suore di Madre Teresa. Una fu uccisa sotto un grande mango (la sua tomba sconosciuta: probabilmente seppellita in una fossa comune lì vicino insieme a molti altri) e l'altra poco più in basso e gettata, insieme ad altri, in un grande buco, e dove tuttora sta: si tratta di una buca profonda un paio di metri, non molto larga, con due pareti di pietra. Ci si interroga su cosa fare di questa salma, se lasciarla lì o esumarla (ma come riconoscerla?).

Su questa tomba, mentre preghiamo, un brivido ci fa sentire la profonda comunione con tutti coloro che sono morti.

  • p. Francesco Marini, sx.


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