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Un virus inspiegabile e papa Francesco

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Dopo tanti anni trascorsi in Italia, sono partito per il Bangladesh nel 2017. Che felicità poter tornare in missione! La mia nuova destinazione: la “Domus” di Khulna, cioè la casa principale dei saveriani, dove teniamo le nostre assemblee, i ritiri spirituali, gli incontri vari. Come “rettore”, mi occupo dell’ospitalità ai missionari, che sono una ventina.

Un mese dopo il mio arrivo, sono stato colpito da un “virus” inspiegabile (non era sicuramente l’attuale Coronavirus), con febbre alta e forte indebolimento generale. Le analisi non sono riuscite a identificarne causa e provenienza. Ero ricoverato all’ospedale di Dhaka, assistito giorno e notte da due confratelli. Mi davano ormai per “spacciato”, ma dopo tutti i vari tentativi di cure mediche sono stato dimesso e pian piano ho recuperato le forze, giusto in tempo per dedicarmi alla preparazione del grande evento: l’appuntamento con Papa Francesco in visita al Bangladesh. Non potevo mancare! E ringrazio il Signore per avermi concesso di vivere ancora la missione.
Non è stato così per il caro confratello p. Alfio Coni, anche lui tornato in Bangladesh nel dicembre 2018, dopo 5 anni spesi in Italia come direttore spirituale dei giovani teologi a Parma. Colpito da un’infezione virale e ricoverato allo stesso ospedale, è deceduto il 17 marzo 2019. Una grande perdita per tutti noi e un mistero: “Chi può conoscere i disegni di Dio su ciascuno di noi?”.

Papa Francesco è arrivato da noi dopo la visita al vicino Myanmar (Birmania), il 30 novembre 2017. Tra i vari eventi, il più riuscito è stato l’incontro con i rappresentanti delle varie religioni in Bangladesh: cristiani, buddhisti, hindu e musulmani. Qui il Papa ha voluto ricevere una delegazione dei profughi Rohingya, uno per uno, ascoltando il racconto delle loro sofferenze e offrendo loro l’abbraccio paterno. Ha poi invitato i leader delle varie religioni a fare altrettanto, perché “questi sono anche vostri fratelli, vostre sorelle!”
Per la visita del Papa a me era stato affidato il compito di collegamento con tutti i giornalisti e gli organi di stampa. Mi aiutava un giovane amico musulmano, Sujon, esperto in social media. Il nostro lavoro iniziava alle 4 del mattino nella Sala Stampa allestita all’Hotel “Le Meridien”. Ricevevamo i discorsi e gli interventi che Francesco avrebbe fatto durante la giornata per metterli a disposizione dei giornalisti. E poi, seguirlo nei suoi movimenti e incontri, registrando le sue tipiche “battute a braccio”.
Il lavoro chiudeva non prima delle 23, in tempo per mangiare qualcosa e riposare qualche ora. Una bella fatica, che non mi ha lasciato spazio per sentire né stanchezza né debolezza fisica. Alla fine, tutti soddisfatti, e sono arrivati anche i “rallegramenti” …

Violenza e terrore sembrano dilagare anche in Oriente, coinvolgendo nazioni e fedi diverse. Dopo l’attentato del 15 marzo 2019 in due moschee in Nuova Zelanda, che ha provocato 50 morti e altrettanti feriti, da parte di un estremista australiano, fanatici islamici hanno attaccato diverse chiese dello Sri Lanka, gremite per la celebrazione della Pasqua: 321 i morti e oltre 500 i feriti. Il governo Bengalese ha subito cercato di prevenire possibili attacchi, inviando personale di Polizia a presidiare tutte le chiese e dimore dei missionari. La loro presenza è stata discreta, ma continua. Anche alla nostra “Domus” poliziotti in divisa si sono dati il turno. Grazie a Dio, nulla di rilevante è mai successo; questo ha pian piano rallentato la sorveglianza. Qualcuno di loro ci ha confidato; “Sappiamo che la vostra sicurezza è a rischio soprattutto per l’istigazione dei nostri predicatori musulmani!”. Ma chi ha il coraggio di … moderare costoro?



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