Una catechista scrive ai parroci: Non è uno ''spot'', ma...
di: Flora M.
Cari sacerdoti, chiedo scusa per la mia audacia, ma desidero proporre alla vostra attenzione un grave problema e un'urgente necessità: non venga mai meno lo spirito missionario nella nostra pastorale, soprattutto nella predicazione del vangelo e nella collaborazione fraterna con i missionari della nostra diocesi.
Chiesa e saveriani a Cremona
Mi riferisco in particolare al legame della chiesa cremonese con i missionari saveriani, fondati dal beato Conforti, grande amico del nostro vescovo mons. Cazzani. Fu proprio lui a celebrare il funerale di mons. Conforti, definendolo "la perla dei vescovi italiani", dopo aver accolto i suoi missionari a Grumone di Corte de' Frati nel 1930, trasferitisi poi in città in via Bonomelli nel 1946.
In 80 anni di presenza, i saveriani hanno tanti motivi per ringraziare Dio e la chiesa di Cremona, soprattutto per i settanta missionari e missionarie avuti in dono. Attualmente in comunità vivono sette saveriani di cui quattro cremonesi, quasi tutti di età matura e con qualche problema di salute, ma ancora desiderosi di collaborare con i parroci per le confessioni e le sante Messe, e in particolare per l'animazione missionaria del popolo di Dio e l'animazione vocazionale di giovani e ragazzi negli oratori.
Anno sacerdotale missionario
In quest'anno dedicato in modo speciale ai sacerdoti, desidero sollecitare i nostri parroci ad approfondire e vivere una spiritualità missionaria, che sta alle radici dello zelo pastorale e del primo annuncio del vangelo ai lontani. È giusto e necessario preoccuparsi del proprio gregge che diventa sempre più esiguo. Ma è ancor più necessario e urgente l'impegno apostolico verso i non cristiani.
Questo campo diventa sempre più esteso, anche a Cremona. I nostri missionari hanno lavorato e lavorano in diverse parti del mondo, dove la chiesa sta crescendo tra mille difficoltà e perfino persecuzioni. So che i saveriani accettano volentieri l'invito a tenere conferenze e a offrire testimonianze missionarie in parrocchia, negli oratori e nei gruppi di catechismo. Perché non approfittare della loro grande esperienza?
Possiamo anche approfittare della loro ospitalità. Nella loro casa in via Bonomelli, anche se ridimensionata, i saveriani ospitano volentieri gruppi di ragazzi, di giovani e di famiglie per incontri di formazione e di spiritualità missionaria. Sarebbe bello che anche voi sacerdoti e noi catechisti ci incontrassimo più frequentemente con i missionari per pregare e riflettere, in grande fraternità e spirito ecclesiale.
Lavorare e collaborare
Anche noi catechisti, nella chiesa cremonese, condividiamo la stessa preoccupazione pastorale per la nostra gente, le nostre famiglie e i nostri giovani figli. Ma vorremmo impegnarci di più anche nel campo più missionario dell'annuncio del vangelo a chi non lo conosce o l'ha dimenticato. Perciò cerchiamo di collaborare con voi sacerdoti e con i nostri missionari.
Possiamo fare tante cose, piccole ma importanti. Ne menziono alcune. Possiamo far conoscere le figure storiche saveriane: il patrono e modello san Francesco Saverio, il beato Guido Conforti e gli altri nostri missionari cremonesi, di cui sappiamo ben poco.
Possiamo impegnarci a diffondere i libri della "Libreria dei popoli" e a far conoscere meglio le loro riviste - "Missionari Saveriani", "Missione Oggi" e "Cem Mondialità" -, cercando qualche nuovo abbonamento. La stampa missionaria ci fa aprire gli occhi sul mondo e ci stimola a un impegno concreto e personale contro le ingiustizie sociali che portano al sottosviluppo e alla fame.
Possiamo cercare nuovi collaboratori: animatori e zelatrici, giovani e adulti, desiderosi di animare le nostre comunità parrocchiali alla missione. Questa collaborazione non è cosa da poco: è una realtà che non può essere ignorata, perché appartiene alla chiesa. È una realtà che tocca anche noi laici, ma soprattutto voi parroci, che siete i nostri pastori e i nostri maestri. E il centro missionario diocesano può favorire questa nostra collaborazione fraterna per la missione.
Sono certa che molti raccoglieranno questo mio "audace" invito.








