Un tesoro per i saveriani di Udine
Dopo aver concluso gli studi di teologia a Parma, il superiore mi ha destinato per alcuni mesi alla comunità di Udine. Grande è stata la mia gioia quando mi ha dato la notizia. Uno potrebbe farmi la domanda sul perché di questa destinazione: come mai a Udine e non ad Ancona, oppure a Salerno o in un’altra casa saveriana in Italia?
La risposta è semplice: da missionari, noi accettiamo che la volontà di Dio si compia tramite le parole dei superiori.
Nel mio caso, direi che sono stato fortunato ad essere mandato in un luogo che più o meno conoscevo già, e al quale mi ero abituato durante il mio ultimo anno di teologia.
L’affetto dei genitori
Sono nato e cresciuto nella città di Bukavu, nel Kivu, nell’est della repubblica democratica del Congo. Il nome francese Trésor - Tesoro mi è stato dato dai genitori, perché sono il primogenito dei sette figli. Ho sempre ammirato i miei genitori e attribuito a loro la fortuna di essere cristiano.
Ho imparato il rapporto con Dio attraverso la preghiera proprio dalla mamma, donna dolce, affettuosa e paziente. Ho trascorso la mia infanzia in questo clima famigliare intenso e impegnato, aperto a un’ospitalità generosa e accogliente, intessuto di numerose relazioni. La vocazione missionaria è nata in me leggendo la vita del grande missionario san Francesco Saverio.
A Parma mi sono preparato alla professione dei “voti perpetui”, cioè l’impegno di vivere per sempre la mia consacrazione saveriana alla missione, e all’ordinazione diaconale, che sono avvenute il 5 novembre e il 6 dicembre scorso, nel nostro santuario “San Guido Conforti”.
L’affetto per il Friuli
La prima volta che sono venuto a Udine era per partecipare al campo missionario di lavoro, organizzato nella nostra casa nell’agosto del 2014. È nato in me un affetto per la terra friulana! È durante quel campo che p. Daniele Targa mi ha presentato alla signora Fausta, della Caritas di Udine.
Infatti, avevano bisogno di un congolese che potesse incontrare gli studenti nelle scuole e parlare loro dello sfruttamento illegale del “coltan”, che avviene proprio nella mia terra natale, il Kivu. Questo traffico del prezioso minerale ha fatto scoppiare una guerra che tutt’ora continua.
Padre Daniele ha organizzato in varie scuole una mostra sul “coltan”. Così ho cominciato i miei via vai tra Parma e Udine durante l’anno accademico 2014-2015. I viaggi erano lunghi: cinque ore di andata e cinque di ritorno. Ma visto che ero già abituato, ci andavo con passione e amore. Avevo capito che quella era un’opportunità per fare animazione missionaria nelle scuole friulane.
Infatti, oltre a parlare del “coltan”, qualche scuola ci proponeva di trattare anche altri temi: l’incontro tra i popoli, la multi culturalità, il razzismo e soprattutto la missione.
Si trattava di rendere gli studenti più consapevoli del ruolo che essi sono chiamati a giocare nella costruzione di un mondo bello, pieno di speranza e d’umanità. Con tanti di loro ho avuto modo di condividere anche la storia della mia vocazione.
Le mie attività attuali
Ora mi trovo nella nostra comunità di Udine, composta da nove confratelli, e sono contento di iniziare una nuova avventura missionaria.
Sto continuando l’attività di animazione nelle scuole intrapresa l’anno scorso. Sono già inserito nella parrocchia Sant’Andrea Apostolo di Paderno, dove condividerò la mia testimonianza di fede con i ragazzi della cresima.
Tre volte la settimana vado alla casa di accoglienza “Immacolata”, dove insegno italiano ai miei fratelli venuti da tante parti del mondo: Est Europa, Siria, Bangladesh, Egitto, Mali, Nigeria, Pakistan eccetera. A livello diocesano partecipo a diversi incontri e con p. Enzo Tonini andiamo nelle parrocchie dove ci invitano a fare incontri di formazione per i catechisti e i giovani.








