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Negli ultimi mesi del 2023 il Rio delle Amazzoni ha registrato la peggiore siccità della storia. In Antartide la fusione dei ghiacci sta mettendo a rischio l’esistenza di molti stati insulari posti a molti chilometri di distanza. Sono solo due esempi dei fenomeni estremi a cui tutto il pianeta è soggetto.

Papa Francesco, con l’esortazione apostolica “Laudate Deum”, lancia un disperato grido di allarme, rivolto in primo luogo ai potenti della terra, chiamati a prendere decisioni di portata storica, sconsolato perché il messaggio dell’enciclica Laudato si’ è rimasto, dopo 8 anni dalla sua pubblicazione, in gran parte inascoltato, a volte deriso anche all’interno della Chiesa Cattolica. Il suo non è un messaggio ambientalista puro, ma è definito “ecologia integrale”, una preoccupazione rivolta agli effetti drammatici che i cambiamenti climatici produrranno soprattutto nei confronti degli esseri umani, delle giovani generazioni e dei popoli più poveri.

Il documento definisce la situazione come “un problema sociale mondiale”, dovuto senza alcun dubbio alla responsabilità degli esseri umani, che dalla Rivoluzione industriale in poi hanno riversato nell’atmosfera quantità sempre maggiori di anidride carbonica, generando l’aumento di temperatura di cui tutti siamo testimoni. Il papa fa riferimento alla tradizione giudaico-cristiana per la quale l’essere umano ha un valore peculiare e centrale nel creato, ma sottolinea anche lo stretto legame fra esseri umani e ambiente naturale, e corregge questa concezione con una definizione innovativa: antropocentrismo situato. Significa riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature… Formiamo una sorta di famiglia universale”. (L.D.n.67)

La Laudate Deum individua due tipi di responsabilità per quanto sta accadendo. Da un lato quello che definisce “il crescente paradigma tecnocratico”, ovvero la fiducia illimitata nelle capacità della scienza e della tecnica di risolvere problemi, non accompagnata da un adeguato senso di responsabilità etica: “mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene”. Dall’altro lato troviamo “la debolezza della politica internazionale”, che è invitata a rilanciare il valore del multilateralismo, della necessità che gli stati collaborino alla soluzione dei problemi mondiali, perché tutto è connesso e in un mondo globalizzato qualunque evento ha riflessi su tutti. È impensabile che i gravi problemi che affliggono l’umanità e la nostra casa comune possano essere risolti singolarmente da uno o pochi stati.



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