Un missionario ''senza cuore'', Il ricordo di p. Gaetano Perlini
Il 30 agosto, nella casa madre dei saveriani di Parma, si è spento p. Gaetano Perlini. Se n'è andato quasi inaspettatamente, perché lo vedevamo sempre pieno di vita e di energia nonostante l'età. Era prossimo ai 99 anni, essendo nato a Noceto il 29 ottobre 1909. È toccato a me, anziano anch'io, tracciarne un profilo.
Una vocazione adulta
Prima di incontrarlo personalmente, ne avevo sentito parlare da studente nella casa del ginnasio a Grumone (CR) nel 1932. Nella casa, c'era una piccola stanza semibuia che riceveva luce solo dalla vetrata che si apriva sul parco. La chiamavano "la Sorbona", perché per due anni era servita come scuola di recupero per quattro aspiranti missionari già adulti. Uno era Gaetano Perlini, allora ventenne, che fu poi ordinato sacerdote il 29 marzo 1941, a 32 anni.
Padre Gaetano partì per la Cina con la prima spedizione del dopo guerra, il 17 dicembre 1946. Dopo quasi due anni di studio della lingua, non essendo possibile entrare nelle missioni saveriane invase dai comunisti, nel 1950 p. Gaetano fu trasferito in Giappone, dove rimarrà per 51 anni.
Il Giappone e i lebbrosi
Il Giappone era in ginocchio per la guerra: rovine dappertutto e mancanza di cibo, povertà estrema. Nella residenza di Miyakonojo, dov'era p. Gaetano, pioveva dai tetti e certe notti bisognava trascinare il letto da un angolo all'altro per salvarsi dal gocciolio. Proprio qui l'ho incontrato.
Ero arrivato da qualche mese e fui invitato da lui a recarmi in visita al lebbrosario di Kanoya. Ricordo l'odore che prendeva alle narici nel varcare le porte. A me restò l'impressione di disagio. In p. Gaetano, invece, nacque un senso di compassione, per cui decise di recarsi una volta al mese a visitare quei poveretti per alleviare la tristezza della loro miseria. E a questo servizio dedicò una decina di anni di vita missionaria.
Niente per sé
Non posso descrivere tutte le sue peregrinazioni nelle varie comunità a cui fu mandato. Ricordo solo che costruì una chiesetta nel lebbrosario del Shikoku e un'altra ad Amami Oshima. Quando poi fu incaricato della cittadina di Kushima, costruì anche là una chiesa, piccola e bella, dedicata alla Madonna.
Per costruire le sue chiese e per soccorrere i poveri, padre Gaetano aveva bisogno di denaro. Non mancava di chiedere aiuto a tutti. La sua generosità si manifestava sempre con tutti, anche con i confratelli. Quando andavamo a trovarlo, immancabilmente ci preparava la "sua" pastasciutta. La sua ospitalità era magnifica. In Italia riceveva qualche dono dagli amici. Gli dicevo di conservare qualcosa per sé. Rispondeva di sì, ma ai primi che incontrava dava tutto quello che aveva.
Un burbero generoso!
Aveva un carattere impetuoso che si infiammava facilmente sia con i confratelli che con i parenti. Quando una cosa non andava, non risparmiava rimbrotti anche aspri. Io gli dicevo che era un missionario del 1600, "tutto d'un pezzo". Ma il suo cuore e la sua generosità erano grandi. Per questo i cristiani gli volevano bene. Capivano che li amava e il suo cuore si mostrava nel dare tutto quello che aveva.
Padre Manni, l'attuale superiore dei saveriani in Giappone, ha scritto: "Per telefono ho comunicato la notizia agli amici più cari. Commossi, mi hanno raccontato la passione e la generosa carità con cui p. Gaetano si dedicava al servizio dei lebbrosi. Molti di loro, oltre che l'aiuto materiale, da p. Gaetano hanno ricevuto il dono della fede e sono giunti al battesimo con tutta la famiglia".
Quando lasciò definitivamente il Giappone, nel 2002, i dottori e gli infermieri che lo avevano conosciuto nei lebbrosari accorsero da tutte le parti fino all'aeroporto di Kobe per salutarlo. L'aver lasciato il Giappone dopo 51 anni, è stato per lui un dramma.
Gli dicevo scherzando che era senza cuore, perché lo aveva lasciato in Giappone...








