Un gran dono da trasmettere
Destano sempre stupore e commozione le parole che ogni anno a Natale ci recano il lieto annuncio della nascita di Gesù: “Un Bambino è nato per noi; ci è stato dato un figlio… Oggi è nato per voi il Salvatore…”. Una nascita che ci coinvolge vitalmente e ci chiede di diventare padri e madri del neo-nato Bambino.
Un documento prezioso
Egli è venuto a salvarci, ma noi siamo responsabili della sua crescita! Sotto la custodia di Maria e di Giuseppe, Gesù cresceva in sapienza e virtù. Così possa essere anche per noi, perché noi stessi ora siamo la dimora dove Gesù vuole nascere e da dove vuole diffondere la sua luce.
Siamo responsabili verso tutti del dono che ci è stato dato: “Il tuo cuore sa che la vita non è la stessa senza di lui, dunque quello che hai scoperto, quello che ti aiuta a vivere e che ti dà speranza, quello è ciò che devi comunicare agli altri”. È quanto ci ricorda papa Francesco nella bella esortazione Evangelii gaudium (n. 121), di cui ci ha fatto dono alla conclusione dell’anno della fede.
Questo documento è un prezioso stimolo per ogni cristiano a vivere la propria fede con santa letizia e con una gioia diffusiva ma non banale, con un entusiasmo sincero ma non evanescente, bensì capace di gesti forti e impegnativi, come la fraternità, la comunione, il perdono. Sono questi i gesti quotidiani che rendono vivo il vangelo e lo annunziano in modo credibile.
Papa Francesco ci dice ancora che “in virtù del battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio è diventato discepolo missionario”.
Ecco perché dobbiamo sentire la necessità e l’urgenza di trasmettere la fede, che è trasmissione della vita. Ogni vita diventa feconda nella misura in cui comunica vita agli altri.
Nelle periferie con la preghiera
Il battesimo, innestandoci a Cristo, ci introduce nel suo dinamismo d’amore, che consiste nel vivere non per se stessi ma per gli altri, aperti al dono, sempre spinti - come con insistenza ci esorta il papa - alle “periferie”, là dove vivono i più poveri, sia in senso materiale sia anche - e forse soprattutto - in senso spirituale: poveri di quella nuova povertà che è la mancanza del senso e della gioia del vivere.
In queste “periferie” dobbiamo andare - innanzitutto con la preghiera - per scoprire ancora e sempre, con infinito stupore, che anche oggi il Signore è venuto tra noi e attende da noi la delicatezza di una madre che lo avvolge in fasce, la generosità di pastori che gli portano l’indispensabile per non morire,
l’ardente desiderio di nuovi magi che sanno “mettersi in viaggio” e dare una svolta radicale alla loro vita, il silenzioso e umile lavoro di Giuseppe che tutto fa in obbedienza alla volontà di Dio…
Senza timore per le nostre stesse povertà e limiti: anch’essi sono luogo di manifestazione della gloria di Dio che, ancora e sempre, guarda con bontà all’umiltà dei suoi servi e vuole compiere con le loro piccolezze nuove meraviglie.








