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Lo affermano due testimoni che lo avevano conosciuto bene. “Padre Uccelli metteva sempre Dio al primo posto. Viveva veramente in un’atmosfera d’amore verso Dio” (mons. Fausto Rossi ). “Certamente per lui Dio era il sommo bene! Si vedeva che c’era in lui un rapporto vero con Dio, un grande amore verso Dio. Appena ti avvicinavi a lui, sembrava che ti comunicasse il senso di Dio, che ti desse quel qualcosa che ti apre a lui. Qualsiasi persona che lo incontrava diceva:

«Ma cos’ha quel padre Uccelli? E sì che non ha tanta apparenza e non sta proprio bene! Ma ha qualcosa che ti prende!»” (sr. Lucietta Zattara).

Chiaro segno di amore verso Dio è la totale opposizione al peccato, anche il più leggero. Affermava: “L’amor di Dio regna nel nostro cuore quando non c’è il peccato grave; è vivo e ardente quando l’anima nostra sta lontano anche dal peccato veniale; è ardente al sommo grado quando noi aborriamo tutto ciò che sa d’offesa di Dio, benché leggera, e siamo pronti a sostenere tutto, anche la morte, prima che commettere con avvertenza anche una sola venialità”.

Padre Uccelli desidera pensare sempre a Dio, unirsi a lui intimamente. La sua testimonianza ci arriva in una sua lettera: “Preghi perché l’anima mia diventi come la vuole il Signore, cioè tutta piena del suo amore. Teniamo sempre in alto il cuore per amare solo Dio e ciò che Dio ci comanda di amare; sempre in alto la mente per pensare solo a lui e a tutto ciò che ci serve per unirci sempre meglio a lui”.

Padre Pietro pensa a un suo possibile martirio come suprema testimonianza di amore e lo desidera con tutto il cuore; anzi, è la forza che lo sostiene in tutte le tribolazioni: “Il pensiero del martirio è quello che mi sostiene in tutte le mie fatiche, che mi dà lena e coraggio a compiere con gioia tutti i miei doveri. Infatti, se Dio è morto per me, perché non debbo io desiderare di morire per lui? Se l’uomo per natura mira a grandi cose, quale più sublime di questa, ci mette in possesso del nostro ultimo fine?”.

L’amore di Dio si è reso visibile soprattutto nel dono totale di Gesù sulla croce. Se Gesù ha sofferto significa che la sofferenza non è più una disgrazia, è diventata piuttosto un’icona di amore:

Cerchi di portare la sua croce con pazienza, l’offra al Signore per impetrare tutte quelle grazie che lei desidera e per ottenere la conversione dei poveri peccatori, degli infedeli, e per la perseveranza dei giusti”.



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