Un’altra strage di innocenti
Le lacrime del presidente Obama a Newtown descrivono il dolore del mondo intero, e non solo degli Stati Uniti, per ciò che è accaduto in quel maledetto venerdì 14 dicembre in una scuola di questa cittadina del Connecticut. È solo l'ultima di una lunga serie di stragi degli innocenti che periodicamente riempiono le pagine della cronaca. "Abbiamo fatto troppo poco per difendere i nostri bambini: mai più!", sono le parole ripetute dopo eventi così drammatici. E invece ogni volta ci tocca assistere a immagini strazianti, di genitori impietriti davanti a un dolore inspiegabile.
Anche noi abbracciamo le famiglie di Newtown, quelle che piangono i propri bambini volati in cielo e quelle che invece dovranno fare i conti con figli traumatizzati, chissà fino a quando..., e quelle che piangono le proprie madri, uccise per difendere i bambini loro affidati. Così come abbracciamo tutte le famiglie delle zone di guerra, costrette a subire tanta violenza e insicurezza; dai Paesi del Medio Oriente a quelli in Africa, America latina e Asia, dove le popolazioni (bambini compresi) vivono sempre al confine con la morte.
Chi sono gli Erode del nuovo millennio? Come si possono fermare le loro mani armate? Cosa possiamo fare noi giovani per contribuire al sogno della pace? Sono domande a cui non è semplice rispondere. Certo, una regolamentazione più rigida sull'acquisto e sull'uso delle armi potrebbe dare un contributo importante per evitare altri simili episodi.
Mi sorprendono due aspetti del popolo statunitense. In pochi davanti a tragedie così incredibili scendono per le strade e chiedono una revisione delle leggi vigenti; in pochi accendono candele, espongono cartelli, quasi fossero tutti preoccupati di non potersi difendere in autonomia, quasi fosse fatica sprecata dare battaglia alle grandi lobby, quasi fosse naturale mettere in conto le conseguenze di queste schegge impazzite della società.
E c'è un altro aspetto che mette i brividi. Spesso, i responsabili di tali moderne carneficine sono giovani, anzi poco più che adolescenti, come Adam Lanza, il killer di Newtown. E spesso solo a cose avvenute emergono le problematiche di queste persone, i disturbi mentali, i mali oscuri che affliggono la loro personalità, le intenzioni promesse e postate su qualche social network.
Viene naturale chiedersi: non si sarebbe potuto prevenire, non si sarebbe dovuto segnalare le condizioni di salute, unite al fatto che la madre di Lanza era una collezionista d'armi? Non si vive in comunità troppo chiuse, con i problemi che stagnano troppo a lungo dentro le case? La privacy non è diventata un ingombro anche per le relazioni più normali, un moloc di cui diffidare? È ancora importante educare le nuove generazioni alla pace e al rispetto reciproco, oppure dobbiamo rassegnarci alla violenza, alla legge del più forte?
Credo che se vogliamo essere migliori dobbiamo percorrere questa strada maestra. Forse, non eviteremo stragi frutto della deviazione mentale, della follia, ma prendiamoci le nostre responsabilità e non parliamo di gesti isolati, di situazioni imprevedibili. Lo dobbiamo a Victoria, la giovane maestra che a Newtown ha nascosto i suoi piccoli alunni nel bagno e nell'armadio, prima di sacrificarsi davanti al fucile del killer.







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