Tutti noi in quel treno, L'undici marzo di Madrid
Madrid, 12 marzo - Padre Giuseppe, superiore dei saveriani in Spagna, ci ha inviato questa riflessione personale. È la meditazione orante di un missionario: dentro l'oceano di folla, cerca di mettersi in sintonia con Dio che, contro il terrore, si schiera per la vita e suscita in tutti la sete di giustizia nella pace.
La folla immensa, sotto una pioggia scrosciante, proviene da tutte le parti e converge da tutte le direzioni nella piazza "Colón" di Madrid. Una folla ammutolita, che rompe il silenzio, solo a tratti, per gridare: "Tutti noi eravamo in quel treno!". I cartelli con slogan, chiedono pace, verità sui fatti, giustizia.
Una folla che manifesta il meglio dell'umanità: solidarietà, desiderio di pace e di convivenza.
Accanto a noi cammina un gruppo di donne musulmane, con il loro velo copri-capo. Non hanno paura di mescolarsi con la gente per esprimere solidarietà. C'è tutta Madrid, nonostante la pioggia incessante: bambini sulle spalle dei papà, anziani che camminano con difficoltà, tantissimi giovani, molte persone di colore, spagnoli e stranieri.
Eravamo davvero molti: due milioni e più a Madrid; oltre undici milioni in tutta la Spagna. La manifestazione non è un semplice fatto emotivo e sentimentale. Gli slogan esprimono sentimenti e motivazioni profonde, frutto di una riflessione e di uno stile di vita; di gente che si interroga e fa domande sulle scelte fatte. Rivelano desideri di pace, di solidarietà: tutti eravamo in quel treno e tutti ne siamo stati sbalzati fuori dagli orrendi scoppi; tutti ne siamo stati feriti e dilaniati; tutti ne soffriamo.
Mi sento immerso nel popolo della schiavitù e dell'esilio. E ricordo le parole dell'Esodo, quando Dio dice a Mosè: "Ho visto l'oppressione del mio popolo; ho udito il loro grido; conosco le loro sofferenze; scendo per liberarli… Ecco io mando te; ora va' e di' loro…".
Che missione abbiamo noi tutti, come individui e come nazioni, all'inizio del 3º millennio? Costruire la pace e la convivenza nel nostro mondo. Noi non possiamo seminare morte. Noi non vogliamo arrenderci di fronte a chi semina morte. Dio crea la vita e la difende. E noi con lui.
Il popolo spagnolo ha dato ancora una volta esempio di profonda dignità umana, davanti a questa terribile tragedia. La risposta migliore sono stati i molti medici subito accorsi, i vigili del fuoco, la gente che portava le coperte per velare i morti, i tassisti che si prestavano gratuitamente per accompagnare i familiari, e tanta tanta gente nelle piazze delle città. Quell'oceano di volti che guardano avanti, sotto la pioggia, e gridano all'unisono: “Tutti noi eravamo in quel treno!”. Una scritta afferma: "Non sta piovendo, è Madrid che piange".
In quel treno c'eravamo anche noi; anche noi abbiamo pianto. Riprenda a viaggiare il treno dei pellegrini che amano la vita.







