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Il 27 settembre si è svolta la quarta marcia della pace della Romagna “Forlì-Bertinoro” a piedi e in bicicletta da Forlì, Cesena e Forlimpopoli. Alla marcia hanno partecipato sette delegazioni europee del progetto “Migra.in”, per rendere il mondo un posto più accogliente per tutti. È stata anche un’occasione di incontro tra le varie opportunità di accoglienza sul territorio romagnolo: per i rifugiati, i richiedenti asilo, i disoccupati e i giovani in cerca di lavoro.

All’arrivo, presso la Rocca Malatesta di Bertinoro, cittadina famosa per la colonna dell’ospitalità (vedi foto), è stata esposta una statua dello scultore Sandro Pagliuchi che rappresenta una giovane nell’atto di liberare tre colombe, simbolo di pace.

Nel pomeriggio c’è stata la tavola rotonda “L’ospitalità di Abramo”, sul significato dell’ospitalità per lo straniero, il povero e l’afflitto nelle tre grandi religioni monoteiste.

Abramo, modello di credente ospitale

Al dibattito, nel teatro del centro universitario di piazza Novelli, hanno partecipato numerose personalità. Il domenicano padre Monge, responsabile del centro interculturale per il dialogo a Istanbul, città ponte tra Oriente e Occidente, ha detto che dopo dissidi e conflitti storici secolari occorre riscoprire l’autentico messaggio di pace proprio delle grandi religioni. Abramo è riconosciuto come “padre nella fede” da ebrei, cristiani e musulmani ed è considerato il modello del credente ospitale, sempre aperto all’incontro con l’altro.

I testi sacri delle tre grandi religioni monoteiste ricordano l’incontro di Abramo con i tre angeli alla quercia di Mamre. L’incontro è sotto un albero, ma la tenda ha quattro porte aperte. Padre Claudio Monge ci ha ricordato che una piccola comunità di padri domenicani viveva già dal 1320 nel quartiere genovese di Istanbul sotto la torre Galata.

Dialogo, ascolto e silenzio

L’assessore alla cultura dell’Emilia Romagna, Massimo Mezzetti, ha parlato da credente valdese ricordando la frase di Panikkar: “il dialogo inevitabile e indispensabile non è solo un imperativo sociale, un dovere storico”.

Il dialogo avviene tra persone, più che tra religioni. Al suo tavolo ci si siede educati, per superare i modelli culturali di identità e differenza, con l’ascolto e il silenzio che ci rivela l’altro.

Maura De Bernart, docente di studi giudaici e socio religiosi presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Bologna, ha invitato a rompere le tavole del Sinai (della vicinanza di Dio) e quelle di Auschwitz (della lontananza di Dio).

Memoria e perdono sono importanti

In conclusione, è stato sottolineato che il dolore dell’altro serve per avere lenti con cui leggere la storia con la memoria degli anziani e l’eroismo del bene.

Bisogna smettere di spolverare il proprio reliquiario per progettare il futuro.

Per capire l’enigma del passato nella storia occorre la memoria e il perdono, non l’oblio o la vendetta.

Era assente Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna.

Ma già a Parma, il 24 agosto in una conferenza, il prof. Francesco Zannini aveva ammonito sul rischio della riduzione dell’islam a ideologia se non si riesce a superare la paura con la conoscenza e il dialogo, come fece san Francesco nell’incontro con il sultano d’Egitto.

La colonna dell’ospitalità

Sulla piazza di Bertinoro, sotto la torre comunale, la colonna degli anelli simbolo dell'ospitalità.

I viandanti, i passanti e i pellegrini vi legavano i cavalli e i giumenti, per essere così ospitati dalla famiglia dell'anello; a sinistra, la torre comunale di Bertinoro

(foto di Dino Marconi, settembre 2015).



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