Tre parole per dire ‘grazie’
Come ogni anno, il SUAM Nazionale sceglie di visitare un SUAM regionale, per un momento di conoscenza tra noi e del territorio. Quest’anno è stata la volta del SUAM Puglia, ospitati dai Saveriani a Taranto. Così con tre parole vogliamo riassumere il nostro grazie.
Accoglienza. Nonostante il sole del sud in quei giorni ci abbia un po’ abbandonato, abbiamo respirato tutto il calore tipico del luogo e gustato la ricca cucina pugliese. È poi seguita una Celebrazione Eucaristica con alcuni fedeli che frequentano la casa dei Saveriani, per inaugurare quei giorni di speciale comunione e convivialità.
Ascolto. Con i membri del SUAM Puglia ci siamo ascoltati con vivo interesse, a partire dalle belle esperienze vissute in questa regione, come la missione popolare tenutasi a Locorotondo l’anno scorso insieme ai Laici delle Missionarie di Maria-Saveriane. Con semplicità si sono condivise anche le difficoltà di cooperazione pastorale sul territorio. Non è mancato l’ascolto della realtà, recandoci nei pressi dell’ILVA a Taranto, la cui problematica ambientale da sempre invade la vita e la salute della gente, introdotti da un padre dell’Opera Gesù Divin Lavoratore. A Bari, poi, nella casa dei Comboniani, abbiamo conosciuto una comunità di accoglienza che si occupa di ragazzi minorenni migranti non accompagnati e che vengono aiutati a integrarsi gradualmente in Italia.
Incoraggiamento. Siamo grati anche per la presenza tra noi di mons. Giovanni Ricchiuti, presidente Pax Christi e vescovo delegato per il Centro missionario della Puglia (CMR), don Salvatore segretario CMR Puglia e don Federico direttore del Centro missionario di Taranto, che hanno condiviso le prospettive possibili di inserimento e di collaborazione sul territorio. Ci siamo ricordati di incoraggiare la “missione giovanile” se vogliamo guardare verso il futuro e dell’importanza di unire le forze missionarie presenti in Puglia. Non deve mancare l’investimento nella formazione (compresa quella nei seminari), ma anche la creatività di creare eventi che possano attirare l’attenzione dei meno interessati al tema missionario.
Un’immagine che ci siamo lasciati come segno è quella della scala: non solo per salire, cercando di coinvolgere responsabili della pastorale diocesana e Vescovi, ma anche per scendere verso le periferie, saperle incontrare, conoscerle, capirle.
A conclusione non poteva mancare il caffè al peperoncino bevuto sui tetti dei trulli di Alberobello, perché l’annuncio, pur sussurrato all’orecchio nella quotidianità, va anche gridato con gioia sui tetti.








