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Quando si parte per un Laboratorio di Missione è sempre difficile ipotizzare quello che succederà e come ne usciranno rinnovati lo spirito e il cuore. Questo succede anche ai volontari friulani che in estate trascorrono un periodo a Berat (Albania), prestando servizio tra le famiglie dei villaggi, i bambini della città e i ragazzi del quartiere popolare di Uzonve. Succede anche a quelle persone che da anni, ormai, dedicano parte del loro tempo alle comunità albanesi. Per le persone che invece hanno affrontato per la prima volta quest’esperienza è stata una scoperta continua: dall’incontro con l’altro alla condivisione con i volontari del gruppo.

Padre Andrea Gamba ha fortemente voluto coinvolgere anche i più piccoli, avviandoli alle prime esperienze di missione, facendoli diventare strumento di comunione, aggregazione e amicizia con i ragazzi e i bambini del posto. La loro spontaneità e la capacità di comunicare oltre ogni barriera linguistica sono state un insegnamento prezioso anche per i più grandi. Così tra una partita a domino, un incontro di calcio, un set di pallavolo e un ballo di gruppo, l’amicizia è fiorita, laddove nessuno avrebbe immaginato. Come un fiore di montagna che cresce sulla nuda roccia e lascia tutti a bocca aperta, così i legami tra i bambini e i ragazzi hanno sorpreso, stupito, incantato. E hanno mostrato la strada da seguire.

I momenti di preghiera hanno scandito le giornate, nella comunità della Piccola Famiglia Uznove, dove suor Micaela, suor Monica, don Giuseppe e i fratelli con amorevole cura si occupano dei loro figli, i ragazzi con disabilità che vivono assieme alle suore. L’incontro attorno alla Parola, condividendolo con tutte le persone, è linfa vitale per chi vive quotidianamente nella comunità e per chi vi trascorre solo alcuni giorni all’anno. E poi c’è la Messa della domenica, a cui partecipano tutti i cristiani del quartiere: è una celebrazione animata, viva. Segno di una fede che per tanti anni la dittatura albanese ha provato a mettere a tacere, ma che alla fine ha vinto.

Ascoltando le storie delle persone, dei giovani, si può capire come l’essere cristiani qui sia una scelta di vita. I genitori, i bambini, le persone hanno deciso di abbracciare la Parola di Gesù, di osservarla, rispettarla e applicarla nella quotidianità. E, nonostante le difficoltà economiche che caratterizzano la vita di ogni famiglia, in questa scelta si vede tutta la gioia di un messaggio di speranza.
Si parte dal ricco Friuli, convinti di poter dare una mano, si ritorna spesso, avendo ricevuto molto più di quanto si sia dato. Lezioni di vita, insegnamenti di semplicità, uno sguardo all’essenziale e a ciò che conta. 

La coerenza delle proprie decisioni, anche se controcorrente, è rappresentata da Kreshnik, per tutti Niku, rimasto gravemente ferito durante la guerriglia civile del 1997 a 16 anni. Poteva scegliere di farsi compatire, di rimanere chiuso in casa, di nascondersi per la vergogna. Invece la sua fede e la sua forza di volontà sono state le fondamenta che gli hanno permesso di guardare la vita con occhi nuovi. “Gli ostacoli sono solo nel cervello di chi non li vuole rimuovere, io ho scelto di vivere e vivere con Fede”, ha raccontato con grande serenità una sera, accogliendo tutti i volontari nella sua casa da cui si ammira una vista impareggiabile. Ha aperto le porte della sua abitazione a tutti, ha raccontato la sua storia, che parla di rinascita e gioia. Ha tracciato un solco, anche per le altre persone con disabilità che vivono a Berat.

Il gruppo si è arricchito della presenza di seminaristi da tutto il mondo. E, come in ogni miglior squadra vincente, ciascuno ha offerto il proprio contributo, dando ciò che poteva, ricevendo ciò che riusciva ad accogliere. Alla fine dell’esperienza, il messaggio più eloquente è arrivato ancora una volta dai bambini, che spesso sono i veri maestri: “Il prossimo anno possiamo tornare?”.



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