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Tre giorni... giovanissimi: Intervista ragazzi - suore di clausura

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Nel pomeriggio del 3 gennaio, abbiamo accompagnato i ragazzi e le ragazze partecipanti ai "Tre giorni giovanissimi" fino al monastero delle clarisse di Oristano, per dialogare con le monache sulla loro vita.

La loro presenza a Oristano risale alla seconda metà del 1200. Sono chiamate "clarisse urbaniste" perché, per la regola concessa da papa Urbano IV, esse potevano avere beni e rendite per la vita dei monasteri. Oggi vivono di Provvidenza e sono assistite dai frati minori conventuali per la vita spirituale.

Le quattro parti del monastero

Abbiamo visitato le quattro parti del monastero per capire la vita claustrale: la ruota, le grate, il chiostro e il coro. Entriamo nelle antiche mura al primo ingresso e lì vediamo la famosa ruota che serve a comunicare con il mondo esterno e a ricevere e a fare la carità. Poi, tornando fuori sulla strada, entriamo nel secondo ingresso che porta al parlatoio del monastero: un luogo di pace, silenzio e preghiera della spiritualità francescana, ricordata dall'immancabile presepio.

Nei secoli passati, il monastero è stato più volte saccheggiato, profanato e chiuso, ma è sempre rinato fino alla fondazione del monastero di Alghero nel 1965. Nel 1894 era stato messo all'asta dal governo ed era stato riscattato da suor Teresa Selis. È un fatto curioso nella nostra storia nazionale: una suora che riscatta il dolce chiostro (così lo definisce Dante), che alcuni considerano "una prigione inutile". Eppure, è sempre interessante parlare con le clarisse che qui vivono.

Dentro la storia del mondo

Due grandi grate, con inferiate alte come la parete, ci separano dalle nostre interlocutrici. Le domande dei ragazzi accovacciati sui gradini della sala riguardano la vita del mondo, le motivazioni della scelta claustrale, le uscite dalla clausura, la solitudine affettiva...

Le due monache cercano di spiegare che la vocazione claustrale è una vocazione personale e una missione che dipende da una risposta all'amore di Gesù, come insegna l'apostolo Giovanni: "Noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi" (1 Gv. 4.16). Ma la vita claustrale ci ricorda i tempi passati, quando nella nostra società Dio era al vertice della piramide dei valori.

A Oristano ci sono tre monasteri di clausura, ma oggi le vocazioni sono poche, ci dice la superiora. Tra le cause, lo spopolamento della Sardegna e l'emigrazione, le poche nascite e l'invecchiamento, il mancato sviluppo industriale. Forse bisogna tornare alle origini, quando nel 1345 il monastero era abitato da tredici suore pisane.

Alla fine del colloquio, prima di visitare la chiesa di Santa Chiara con il coro, abbiamo pregato i salmi del breviario, anima della vita spirituale delle suore, che non esclude la preghiera per il mondo conosciuto attraverso i giornali e la televisione (arrivata alcuni anni fa). La superiora ci ripete che, anche se chiuse nel chiostro, le monache sono dentro la storia della città, della chiesa e del mondo.

Sulle strade di ogni giorno

Padre Roby, animatore e guida del gruppo giovani, parlando sul tema "Missionari sempre nella chiesa e nel mondo", ha ricordato che la protettrice delle missioni è santa Teresa del Bambin Gesù, una suora di clausura. Le suore di vita contemplativa, infatti, sostengono i missionari con la loro preghiera.

Al ritorno dal monastero, sulla salita della superstrada prima della chiesa campestre di Santa Cristina, vigili del fuoco e polizia ci hanno fatto rallentare a causa di un camion rovesciatosi in curva. Eravamo tornati nei pericoli della nostra vita, sulle strade di ogni giorno...

Forse il significato dei conventi di clausura sta anche qui: sono isole di pace nella frenetica vita moderna.



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