Tornare alle radici della missione
Tornare per un periodo di vacanza dall’Indonesia, dove vivo da 18 anni, significa riposare, incontrare la famiglia e gli amici, ma anche riportare alla mente e al cuore le radici della propria vocazione. La missione è esperienza di chiesa, si realizza concretamente nella vita della comunità ecclesiale nei paesi in cui i missionari lavorano, ma inevitabilmente affonda le proprie radici in una chiesa locale da cui si è partiti e con la quale rimane un legame indelebile.
La storia della mia vocazione nasce nella comunità cristiana di Pizzighettone, un ambiente nel quale sono cresciuto come bambino, adolescente e giovane. Lì ho imparato e approfondito la fede e lì ho sentito la chiamata a impegnarmi in diverse attività. In seguito, ho conosciuto i missionari saveriani a Cremona, anche se avevo già incontrato quelli originari del mio paese, p. Claudio Marinoni e p. Ernesto Luviè. Loro e il gruppo giovanile che guidavano sono stati determinanti per la scoperta della mia vocazione. In questa comunità, assieme a molti altri giovani, ho potuto approfondire la scelta di vivere il vangelo e di fare la mia parte affinché anche altri, che ancora non conoscono Cristo, possano arrivare un giorno a scoprire di essere figli amati dell’unico Padre.
La casa dei saveriani di via Bonomelli a Cremona è stata per me il luogo di tante esperienze significative. Quelle mura sono state testimoni del sudore speso da me e da altri nei campi estivi, quando abbiamo lavorato per rendere gli ambienti adatti alle ricche attività giovanili. Ma, ancor di più, la casa di via Bonomelli è stata il luogo di esperienze di vangelo vissuto e di discernimento per scoprire la volontà di Dio nella mia vita. E proprio lì ho capito meglio la mia vocazione missionaria e saveriana.
Ci sarebbe dunque spazio per la nostalgia, soprattutto ora che la casa dei saveriani è stata venduta. Diminuiscono i missionari che non riescono più a gestire le strutture nelle quali erano presenti un tempo sul territorio italiano. Inevitabilmente, questa mancata presenza stabile significa anche che l’opera missionaria sarà sempre meno conosciuta nella diocesi di Cremona. Ancora di più, spiace constatare che la chiusura di una casa è il segnale di una riduzione di forze che limita inevitabilmente anche le attività missionarie nei paesi di missione.
Durante le vacanze, in due occasioni sono “rientrato” nella casa di via Bonomelli per incontri con amici e familiari dei saveriani. La nostalgia è stata alleviata da un’impressione positiva, perché quegli ambienti, che un tempo sentivo miei, li ho trovati rinnovati e ben utilizzati per il servizio a tante persone disagiate. Ho quindi sentito che la casa di via Bonomelli ha preservato la sua finalità missionaria e che, tutto sommato, è stato mantenuto il suo obiettivo di voler amare l’umanità. Ho pensato alla chiesa, questa grande famiglia composta da componenti diverse e con differenti compiti, ma tutte animate dallo stesso Spirito, come un grande giardino arricchito da fiori variegati. Per questo mi pare di poter dire che l’ex casa dei saveriani di via Bonomelli 81 è ancora “casa mia”.







