S. Francesco Saverio e Ninjitsu
Dialogare è aprirsi all'opera dello Spirito, dentro e oltre le proprie appartenenze culturali e religiose. Ricorrendo all'immagine biblica dell'albero, la fede del cristiano è radicata in Gesù, nella Scrittura e nella tradizione, ma i suoi rami si distendono nel vuoto e si offrono al soffio dello Spirito. È l'intima qualità della fede cristiana non stare quieti nelle tradizioni, ma accogliere a cuore aperto la sfida della storia.
C'è una via buddhista cresciuta in Giappone che oggi attrae molti occidentali. È lo Zen, che significa essenzialità e vigore vivendo fino in fondo il momento presente. Il primo cristiano che ha dialogato con un monaco dello Zen fu S. Francesco Saverio. Il nome del monaco era Ninjitsu. Sulla lapide della sua tomba è incisa la scritta: Ninjitsu, amico di Francesco Saverio.
Il 15 agosto 1549 il Saverio approda nel porto di Kagoshima, Giappone meridionale, insieme a due gesuiti e a un pirata giapponese di nome Anjiro. Questi era ricercato per omicidio e, per sfuggire alla vendetta, era fuggito a Malacca, dove incontra Francesco. Dopo un cammino di pentimento, Anjiro è battezzato con il nome di Paolo. Primo giapponese battezzato, accompagna il Saverio in Giappone sulla giunca di un pirata cinese. A Kagoshima, lo conduce dal daimyo Shimazu e poi dall'abate del tempio Zen di Fukushoji. Sia le chiese, sia i templi buddhisti nella storia hanno funzionato come luogo di conversione e rinascita. Ora vi sorge un altare con la croce a ricordare che lì, per la prima volta, un missionario cristiano e un abate buddhista dello Zen, divenuti amici, avevano dialogato sulla fede e sulla via dell'uomo.
Francesco Saverio in una sua lettera ricorda quell'incontro: "Ho spesso parlato con alcuni tra i più saggi tra i monaci, soprattutto con uno, che è stimato ovunque per il sapere, l'integrità della vita, l'esperienza, e l'età, poiché ha ottant’anni. Si chiama Ninjitsu, che significa Cuore della verità” (J. Brodrick, p. 356). Nell'attraversata da Malacca a Kagoshima muore il capitano cinese della giunca. Francesco riconosce che era un uomo buono, ma afferma che la sua anima era dannata perché non aveva ricevuto il battesimo. Grazie ai dubbi espressi dai buddhisti, Francesco abbandona la visione angusta della salvezza e apre la mente ai doni dello Spirito, che sono la magnanimità e la benevolenza. Nelle sue lettere apprezzava molto la finezza e la sobrietà dei non battezzati giapponesi: "Sono la miglior razza che si sia scoperta fin oggi... Si trova tra essi ciò che non si trova tra i cristiani" (J. Brodrick p. 336).
Da 23 anni percorro il cammino di dialogo interreligioso "Vangelo e Zen" e lo testimonio a chi avverte lo stesso richiamo. "Vangelo e Zen" è un seminario di purificazione della fede, dove il vangelo è compreso attraverso il crogiuolo delle domande dei monaci dello Zen e di tanta parte dell'umanità.
Anch'io non riesco a stare in pace, consegnandomi a una fede che conclude il vangelo con un paradiso di eterna gioia per i buoni e un inferno di eterni tormenti per i cattivi. Taccio e mi seggo in zazen. Lo zazen è la meditazione insegnata nello Zen, in cui anche la mente tace, credendo senza vedere.







