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“Perché siete venuti a Rizzolo (Udine)?” è la domanda più frequente che ci sentiamo rivolgere in questi giorni. Mi viene da rispondere “per amore”. Quello che ci guida è la cosiddetta retta intenzione, non ci sono altri fini strategici. Siamo missionari che, di fronte a un incrocio di strade, pensano a quale scegliere e ci domandiamo in quale maniera servire meglio il Signore.

Nella canonica del parroco

Quando viene qualcuno per la prima volta a trovarci nella casa di Udine, può rimanere sorpreso dalla grandezza della struttura. Era uno spazio necessario per contenere un gran numero di ragazzi, che ancora sognavano l’idea di essere missionari. Oggi, questi stessi luoghi sono abitati da missionari anziani, tornati alle loro terre di origine, bisognosi di cure.

Nelle nostre comunità sparse nel mondo viviamo in case molto più piccole e in comunità ridotte di numero.  Allora ci siamo chiesti se non sarebbe meglio mostrare ai giovani di oggi una vita più vicina alla realtà, dove si possa sperimentare un clima di famiglia. Ecco, quindi, che si è concretizzata la scelta di Rizzolo, un paesino friulano, in una ex-canonica, dove una volta viveva il parroco.

Leggera nella struttura, ricca in umanità

Un giovane che sente il desiderio di donare la sua vita alla missione, potrebbe trovare un luogo in cui sperimentare la vita comunitaria e dove discernere l’orientamento del suo futuro cammino.

Chiaramente la vita comunitaria, un servizio di volontariato in strutture circostanti, il contatto con la gente del paese, così come la preghiera, saranno di enorme aiuto a far luce nel suo cuore.

P. Rupnik ci ricorda che non molti anni fa la chiesa dell’Est Europeo ha vissuto un momento di grazia: era stata spogliata da tutte le strutture e da tutti gli onori sociali, e i religiosi dovevano andare a lavorare come gli altri. Svestito di tutto il religioso non aveva altro che offrire la sua persona.

A Rizzolo, vorremmo concretizzare questa nuova missione, leggera nelle strutture e ricca in umanità, perché il missionario deve imparare a intessere relazioni con le persone.

Non sono due comunità

Ma allora ci saranno due comunità in Friuli?”. No, la comunità rimane la stessa, il rettore sarà sempre uno.  Come segno di unità, il martedì sarà il giorno comunitario in cui pregheremo insieme e condivideremo ciò che abbiamo vissuto durante la settimana. Anche le decisioni saranno discusse e assunte da tutti.

Inoltre, ogni giorno, pranzeremo insieme. Come vedete ci teniamo a vivere uniti.

Rizzolo non avrà privilegi per la presenza di tre presbiteri saveriani. Infatti, in Friuli e nella nostra diocesi, il vescovo cerca di costruire ponti e non isole autogestite. Concretamente, uno solo di noi collaborerà con l’unità pastorale del Royale, mentre gli altri due seguiranno l’animazione missionaria nella diocesi e aiuteranno in altre unità pastorali.



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