Taranto, capitale del Mediterraneo
I Giochi del Mediterraneo che si sono tenuti a Taranto, Martina Franca, Brindisi, Lecce, e anche in altre città della Puglia (tra cui Francavilla Fontana, Grottaglie), per coprire le diverse discipline sportive, si sono conclusi con la vittoria dell’Italia nel medagliere. Taranto ha avuto, per una volta, il ruolo da protagonista, concedendosi un periodo di festosità e partecipazione, che ha contagiato tutto il territorio. Possiamo dire che la periferia si è fatta capitale.
Superba è stata la cerimonia di apertura con la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come sempre applauditissimo, e della premier Giorgia Meloni. È stato un susseguirsi di emozioni concentrate in due ore di spettacolo: dalla consegna del tricolore portato da Antonella Palmisano all’esibizione di Serena Brancale, passando per la sfilata dei 3.803 atleti. Un momento di grande intensità è stato l’arrivo della “Croce degli sportivi”. Un prologo ai giochi, molto partecipato e festoso, con autorità civili, militari e fedeli, è stata anche la Celebrazione Eucaristica presieduta nella basilica di San Cataldo dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.
Gli atleti, possiamo dire, sono i testimoni più credibili della fede nella gioia. Perché sopportano la fatica, guardando al loro obiettivo. Ciascuno ha il suo: non tutti possono eccellere, ma ogni atleta si fa esempio di autodisciplina e dedizione, impegnandosi allo stremo. Tutti siamo chiamati a orientare lo sguardo verso traguardi più grandi, e non per vanagloria, ma per mettere il talento sportivo al servizio della comunità. Le stelle dei Giochi del Mediterraneo erano Filippo Tortu, Gianmarco Tamberi, le campionesse spagnole del padel Lucia Sainz e Patty Llaguno, solo per citarne alcune. E, per noi, Benedetta Pilato, che ha fatto ritorno a casa dopo aver conquistato due medaglie ai Campionati Europei di Parigi e l’oro, sfumato per un centesimo nella sua Taranto.
In questi giorni si sono alternate, in città, le massime autorità dello Stato e la vetrina avrà certamente i suoi effetti positivi. Soprattutto perché l’immagine di Taranto è ancora quella legata all’inquinamento e per anni è stata indissolubilmente legata all’Ilva. Le notizie che si susseguono vorticosamente nei notiziari e sui giornali aggiornano, per quanto è possibile, sull’evoluzione di una vicenda troppo complicata per essere risolta con un’impostazione univoca. La questione giudiziaria, ha avuto un’accelerazione con la sentenza della corte d’appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo, si assomma a quella della vendita dell’azienda e al futuro di ciò che ne resta, alle questioni occupazionali che preoccupano un po’ tutti, alle ipotesi di diversificazione produttiva, auspicate e in qualche caso delineate, per offrire lavoro a chi certamente lo perderà, alla bonifica delle aree inquinate, che richiede investimenti enormi, anche in vista di un possibile riutilizzo. Puntare a uno sviluppo diversificato è un sogno antico, che parte 50 anni fa già a partire dalla fine del cosiddetto “raddoppio”.
Insomma, i Giochi del Mediterraneo sono appena terminati (il 3 settembre), ma i riflettori non si spengono su Taranto. Non c’è spazio per la nostalgia: il futuro sia più radioso del momento magico che abbiamo potuto vivere in due settimane. Il sindaco Bitetti ha dichiarato: “Questa città sa come vincere le sue sfide e dare il melio di sé quando sceglie di remare uniti in una direzione. Continuiamo a prenderci cura di Taranto, dei suoi quartieri e di ciò che condividiamo, con la stessa unione di intenti e lo stesso orgoglio dimostrati in questi giorni”.







