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Suore in trincea, fino alla testimonianza del sangue

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Decine di congregazioni religiose femminili sono presenti da anni a Timor Est. Donne coraggiose, che non hanno abbandonato il campo neppure nei momenti più drammatici. Alcune hanno testimoniato l'amore verso i fratelli fino allo spargimento del sangue.

Suor Erminia Cazzaniga, brianzola di 69 anni, a Timor da una trentina d'anni, è stata uccisa insieme ad un'altra consorella timorese, suor De Carvalho e ad altre sette persone, mentre si recavano a portare soccorsi ad alcuni villaggi sparsi lungo i dorsi della montagna.

suore trincea "Se non ci vedremo più qui in terra, ci vedremo in cielo", così sr. Erminia salutava le consorelle di Tokio, nell'ultimo contatto telefonico. Sapeva che restare nell'isola poteva richiedere il dono della vita, ma non partita per mettersi in salvo. Come lei, non fuggita sr. Celeste De Carvalho, che incoraggiava le consorelle in partenza per Giakarta:

"Portate via le sorelle giovani, loro hanno la vita davanti, noi restiamo qui con la popolazione".

Suor Erminia non era nuova ad imprese pericolose: aveva saputo che le sette suore della comunità di Los Palos e la loro gente avevano bisogno di tutto: cibo, medicine, conforto, ed era partita con sr. Celeste, due diaconi, un giornalista indonesiano e dei volontari. Consegnati i soccorsi, missione compiuta; invece la missione continuata nel martirio sulla strada del ritorno. I corpi sono stati gettati in una pozza d'acqua, insieme, uniti nella vita e nella morte, come ha affermato una suora timorese: "La vita ha scavato il solco, la morte ha gettato il seme che porterà frutto".

La Superiora Generale delle Canossiane, madre Ilva Fornaro, volata a Giakarta per condividere la sofferenza e i rischi delle sue sorelle, avrebbe voluto che nel momento di maggior pericolo, le suore di Timor lasciassero, almeno momentaneamente, la missione. Proposta che non è stata accettata.

"La loro presenza a Timor - affermava suor Ilva - un segno di speranza per tutti quei fratelli e sorelle che vivono il dramma della precarietà. Sono coscienti del pericolo che corrono, ma vogliono condividere fino in fondo il calvario del loro popolo. Oggi io sono qui, nella comunità di Giakarta: non posso fare molto, ma bello restare insieme, poter pregare, riflettere, soprattutto accogliere i loro racconti. Alcune di loro sono profondamente ferite nel cuore per quanto hanno visto e subito, e per il timore d'un futuro non ancora chiaro. Ma insieme cercheremo di essere degne del dono della vita di suor Celeste e suor Erminia, di credere nell'avvenire di Timor Est. La Missione continua".

Ora che il peggio passato e i profughi ritornano nelle loro terre devastate, la vita riprende nei villaggi e nelle piccole città. Tutto stato distrutto dall'odio di chi ha combattuto nella parte avversa: case, scuole, ospedali, chiese. Ma la voglia di riprendere una vita normale e soprattutto l'indipendenza conquistata a così alto prezzo animano ognuno. A Manatuttu, Bancau e Los Palos le Canossiane stanno riorganizzando le loro opere; come pure le Salesiane di Dili e Venille. Un avvio difficile.

Suor Joanna Goik afferma: "Qui abbiamo bisogno di tutto. Non solo del materiale scolastico ordinario, come quaderni, lavagne e via dicendo; ma anche di generi alimentari per offrire ai bambini e ai giovani che frequentano la scuola almeno un buon pasto al giorno. La gente sta ripulendo le strade, ricostruendo le case; il mercato si sta rianimando. E' confortante vedere che i contadini hanno ripreso a vendere la verdura dei loro campi. E' la vita che riprende".

Tra le varie famiglie religiose femminili che hanno operato, e tuttora operano, a Timor Est ce n'è una particolarmente legata a noi Missionari Saveriani: la Congregazione dell'Amore Cristiano e di Maria, Kasih Jesus dan Maria, fondata in Olanda a Tilburg, ma oggi completamente autonoma; tutte le suore sono indonesiane, originarie soprattutto di Sumatra del Nord, dove si trova la loro Casa Madre, nella città di Pematangsiantar. Ed proprio in quella zona dove i Saveriani e le suore dell'Amore di Cristo hanno lavorato insieme, e continuano a farlo. Caratteristica di questa Congregazione quella di non accettare altre attività all'infuori della pastorale diretta tra la gente, soprattutto nel campo della catechesi.

Tornando a Timor dopo la bufera, le suore hanno trovato tutto distrutto. Si trattava di dimore e opere molto semplici; ma ora rimane loro solo il cielo aperto e qualche pianta.

Proprio perché si tratta di una Congregazione autoctona, con tutte suore indonesiane, senza nessun aggancio ad istituzioni fuori dall'Indonesia e quindi prive dell'opportunità di ricevere aiuti dall'estero, "Missionari Saveriani" lancia un piccolo progetto in favore delle due Comunità che queste suore hanno a Timor Est. Non conoscendo la loro attuale situazione, ma sapendo bene che mancano di tutto, lasciamo alla loro discrezione l'utilizzo di quanto i lettori del nostro giornale vorranno inviare a loro favore.

Lo chiamiamo semplicemente Progetto n.3/2000


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