Tu scendi dalle stelle
LA PAROLACosì fu generato Gesù il Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era giusto e non voleva ripudiarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli si chiamò Gesù (Mt 1,16-25). La genealogia di Gesù è anomala per molte ragioni. Anzittuto perché Matteo la fa iniziare prima da Davide e poi, andando a ritoroso, da Abramo. Il capostipite non è Adamo, cioè la creatura fatta di polvere impastata col soffio divino, da cui proviene l’umanità in quanto tale, ma Abramo, il padre nella fede da cui ha origine il popolo d’Israele. Per Matteo è fondamentale situare la nascita di Gesù nell’alveo del suo popolo, facendogli ripercorrere simbolicamente le tappe fondamentali del suo stesso cammino: dalla fuga in Egitto e poi dall’Egitto alle prove che segneranno l’esodo attraverso il deserto. Sarà perseguitato dal tiranno Erode, soffrirà la fame e la sete e, a sua volta, dovrà rispondere al clamore di pane, giustizia e misericordia che s’innalzerà dalle folle che lo seguono. La terra promessa verso cui guiderà i discepoli e le discepole non sarà più la terra di Canaan, ma il regno dei cieli, cioè quel rapporto nuovo tra le persone e con Dio contraddistinto da una giustizia superiore all’antica. Sarà il regno dei poveri nello spirito, degli afflitti, dei miti, di quelli che hanno fame e sete di giustizia, dei misericordiosi, dei puri di cuore, degli operatori di pace, dei perseguitati a causa della giustizia, il regno dei veri beati. Gesù proviene da una storia tribolata e anomala, come quella del suo popolo. Nella sua genealogia vi sono patriarchi, sovrani e, al contempo, personaggi pressoché sconosciuti non sempre di buona reputazione. Vi sono ben quattro donne: Tamar, Rachab, Rut e Betsabea, la moglie di Uria, le cui maternità furono contraddistinte da tratti irregolari. Eppure, nonostante le apparenze, queste nascite furono tutte conformi alla giustizia di Dio. Giuda dovette arrendersi di fronte alle prove che gli fornì la nuora Tamar della sua paternità, strappatagli da quest’ultima attraverso l’inganno. “Lei è più giusta di me” (Gen 38,26), esclamerà nonostante la sua disapprovazione. Sotto la maschera di un rapporto adultero si è annidata un’opera di giustizia. Giuda giudicò secondo le apparenze, non così il giusto suo discendente Giuseppe. Di fronte alla gravidanza inspiegabile e inaspettata di Maria, Giuseppe non volle accusarla pubblicamente e pensò di ripudiarla in segreto. Che senso di giustizia vi è mai in ciò? Una risposta sta proprio nel rifiuto di Giuseppe di prendere quanto appare per quel che è. Il giusto Giuseppe ci invita a non giudicare in base a quanto appare in superficie e ad essere aperti, a credere che persino quella che ai nostri occhi sembra una colpa può essere un luogo dove opera Dio. Senza questo sguardo sull’oltre, colui che adoreremo la notte di Natale non sarebbe altro che un bambino nato in una stalla duemila anni fa e non il re del cielo che “scende dalle stelle”.







