Storie di missione quotidiana
Ci siamo ritrovati sabato 9 e domenica 10 novembre a S. Pietro in Vincoli, per l'assemblea della commissione “Ad Gentes”. C'erano missionari, sorelle e laici saveriani, in rappresentanza dei vari gruppi locali.
L'assemblea è stata organizzata alternando l'approfondimento di esperienze di missione in Italia, anche ascoltando dal vivo la voce dei protagonisti, a momenti di riflessione tra noi, cercando in quelle esperienze spunti per indicarci la via da percorrere.
Dopo l’introduzione di p. Alfredo Turco, ci siamo immersi nella realtà dell'Arsenale della Pace di Torino, esperienza gestita dal Sermig, prima con un video introduttivo, poi ascoltando in diretta un rappresentante della comunità. Il Sermig (Servizio missionario giovani) è stato fondato da Ernesto Olivero con il sogno condiviso di sconfiggere la miseria con opere di giustizia e di pace e praticare la solidarietà verso i più poveri. L'Arsenale della Pace è il luogo dove questo ideale ha preso corpo ed ora al suo interno vive una fraternità composta da famiglie, religiosi e religiose, presbiteri. Preghiera e parola di Dio sono centrali nella vita della fraternità, la porta è sempre aperta, nessuno è diverso...
Nel pomeriggio, ci siamo collegati con il centro Fernandez di Castel Volturno, per l'accoglienza dei migranti in provincia di Caserta, voluto dalla diocesi di Capua già 23 anni fa. Si tratta di un'opera simbolo per creare una cultura di accoglienza, verso un progetto di integrazione. Anche in questo caso, il centro è gestito da laici, ai quali si è aggiunto recentemente un missionario comboniano. Ci sono circa 15.000 immigrati su una popolazione di 25.000 abitanti. Le parole d'ordine del centro sono: accoglienza e integrazione, perché solo l'interazione fra queste due prospettive permette di superare realmente le oggettive difficoltà di convivenza.
Il mattino successivo, abbiamo interloquito con la signora Calò, mamma di quattro figli, che, insieme al marito e ai figli, ha accolto in casa sei profughi africani, non potendo restare indifferente al racconto di tanti morti in mediterraneo. Anche questa esperienza nasce da una fede profonda, che ci provoca e che ci chiede conto delle scelte (o non scelte) che facciamo.
Naturalmente, dopo ciascun intervento si ha avuto modo di approfondire i temi affrontati. In primo luogo, abbiamo cercato la radice del nostro impegnarci in Italia, ricordando che “la messe è molta” e che aspetta per essere raccolta. A volte, forse, non sappiamo identificare con chiarezza dove sta e perdiamo l'atteggiamento necessario di ricerca continua.
Sono state ricordate diverse esperienze di apertura nei confronti della marginalità: l'accoglienza notturna a Salerno e Desio; l'accoglienza familiare a Parma, l'esperienza interculturale a Desio; l'accoglienza di una famiglia siriana a Udine; l'apertura del salone di Vicenza che diventa una chiesa ortodossa...







