Siamo tutti sotto tiro?
SUD/NORD NOTIZIE
Nessun colpevole
Mentre il mondo in queste settimane guarda a Parigi e all’Europa, minacciata dal terrorismo, e s’interroga sul futuro, altri territori di questo mondo non hanno pace. In particolare, segnaliamo la denuncia di MSF (Medici senza frontiere).
- Siria. Almeno 35 pazienti e medici siriani sono stati uccisi e 72 sono rimasti feriti, per il grave intensificarsi degli attacchi aerei contro 12 ospedali in Siria settentrionale in ottobre. Decine di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case e hanno cercato rifugio nelle aree rurali e nei villaggi circostanti.
- Yemen. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha colpito e distrutto l’ospedale supportato da MSF a Haydan il 26 ottobre. La struttura era già stata danneggiata dagli attacchi della coalizione. MSF aveva avvertito più volte che gli attacchi aerei su Haydan stavano distruggendo infrastrutture civili.
• Burundi: è quasi guerra! Non passa giorno senza che in Burundi non ci siano scontri tra la polizia, appoggiata dai sostenitori del presidente Nkurunziza, e i suoi oppositori. Una granata è esplosa senza conseguenze al Centro giovani Kamenge, fino a qualche mese fa gestito dal saveriano p. Claudio Marano.
Intanto, la Cina, insieme a Kenya e Angola, ha parlato della necessità di un dialogo che includa tutti gli attori della crisi burundese, compresa l’opposizione armata finora esclusa dal dialogo. La chiesa ha indetto una novena per la pace e la riconciliazione.
• Bangladesh: assalti ripetuti. Non si fermano gli attacchi mortali contro intellettuali laici che criticano l’estremismo islamico nel Paese.
È stato ucciso un editore e un altro è rimasto ferito insieme a due scrittori. Sono solo gli ultimi di una serie di attentati che hanno coinvolto anche il cooperante italiano Cesare Tavella (nella foto accanto), ucciso a fine settembre. Il 18 novembre è stato gravemente ferito il missionario del Pime p. Piero Parolari, 56 anni. Si stava recando in bicicletta all’ospedale di Dinajpur, dove assiste i malati. Anche in Bangladesh risuonano le sirene dello Stato Islamico.
Alcuni bengalesi si sono arruolati in Siria, nonostante il governo punisca il reclutamento di jihadisti.
C’è anche del bene
• La Sierra Leone è “ebola free”. Dopo un anno e mezzo, la Sierra Leone è stata dichiarata libera da quella che viene considerata la più grande epidemia di ebola che si sia mai verificata: più di 14mila i casi registrati e quasi 4mila morti. Resteranno aperte due strutture per il trattamento della malattia, una a est del Paese e una nella capitale Freetown, pronte a un eventuale nuovo emergere di focolai epidemici. La sfida ora è quella di ricostruire un sistema sanitario distrutto e ridare fiducia alla gente.
• Myanmar: riconciliazione nazionale. La “Lega nazionale per la democrazia”, il partito della leader Aung San Suu Kyi, ha ottenuto oltre il 70% dei consensi nelle elezioni dell’8 novembre, guadagnando almeno 78 seggi su 88. È un risultato storico, anche se le elezioni non sono state libere ed eque, perché migliaia di cittadini sono stati privati dei diritti e, in alcuni luoghi, i candidati hanno subito minacce e pressioni. La popolazione, però, si è espressa per un cambiamento e, nonostante i limiti della Costituzione e lo strapotere dei militari, il partito di Aung San Suu Kyi affronterà in parlamento le sfida di eleggere un presidente e ottenere la pace e la riconciliazione nazionale.
• Mozambico: mai più mine. Il Mozambico è finalmente un paese libero da mine anti-uomo. L’ultimo ordigno disinnescato si trovava su un ponte ferroviario nella regione centrale del paese. Sono state circa 86mila le mine disinnescate. Oltre alla sicurezza, la bonifica consentirà l’utilizzo di terre fertili abbandonate.
La speranza è che un traguardo simile possa essere raggiunto in altri paesi, tra cui Sri Lanka, Laos, Angola e Colombia.







