Sfida e storie della missione che arriva a noi dal mondo
La speranza bussa alle nostre porte, delle nostre chiese e comunità, della società. La missione è ormai in tutte le direzioni e ci chiede di aprire le nostre porte, sia per uscire sia per lasciar entrare. Ci siamo chiesti come noi Saveriani in Italia (e in Europa) siamo aperti alla missione che viene a noi, anche attraverso i migranti, missionari di speranza.
Le icone bibliche
La settimana si è ispirata, nei primi due giorni (7-8 aprile), all’icona biblica dei due discepoli sulla strada di Emmaus (Lc 24,13-35) e, nel terzo e quarto giorno (9-10 aprile), all’icona di Filippo sulla strada di Gaza (At 8,26-40). Le quattro lectio proposte dalla domenicana Antonietta Potente sono state spirituali-mistiche, intrecciate con la vita e l’esperienza concreta, semplice, quotidiana. Il nuovo che il Signore Risorto propone ai due di Emmaus o attraverso Filippo ci chiede un’apertura, che scomoda, ma svela nuovi orizzonti. Le metafore della strada e dell’eunuco al servizio di una donna, metafore dell’imprevisto e dello sconosciuto, sono servite a porre delle domande sul nuovo che ci viene incontro nella vita sociale, ecclesiale e religiosa. Abbiamo cercato di rispondere personalmente, in gruppo e in assemblea, aiutati dai relatori.
Il fenomeno migratorio
Un approfondimento sul tema dei migranti, con le loro culture e religioni, ci è stato offerto da Franco Valenti, teologo e sociologo impegnato nell’accoglienza e integrazione dei migranti e rifugiati a Brescia. Ha condiviso con noi alcune statistiche, che rivelano le dimensioni delle migrazioni attuali, evidenziandone le cause principali, le risposte politiche e le possibili soluzioni. Valenti ha ribadito l’importanza delle relazioni, calde e profonde, sollecitando un impegno politico che dissenta dalle attuali linee legislative.
La parrocchia vasto mondo di migranti
Don Giusto Della Valle, già prete Fidei donum in Camerun e attualmente parroco di Rebbio-Como, è impegnato nell’accoglienza e integrazione sociale e interreligiosa di migranti e rifugiati. Ci ha proposto piste concrete per vivere una vita parrocchiale in stile missionario. Sono coinvolti i cristiani anche di altre parrocchie. “Tutte le realtà diverse che ci vengono incontro - ha detto don Giusto - ci portano freschezza e danno una nuova vitalità alle nostre comunità cristiane. L’incontro con un migrante crea una sorta di rete con il suo paese e la cultura di origine, che contamina positivamente anche chi accoglie. L’esperienza di una parrocchia accogliente è contagiosa, genera volontariato, nuove forze generose. Il disagio giovanile non si risolve con la repressione, ma con la vicinanza e la formazione, per cui sono necessari educatori di strada”.
La missione tra Spagna e Marocco
Una modalità missionaria di servizio semplice e fraterno ci è stata offerta dalla presenza saveriana in Marocco. Ce ne ha parlato p. Rolando Ruíz Durán con l’ausilio dei video prodotti da Missio-NET. È la missione della prossimità. I flussi migratori tra Africa ed Europa sono un’occasione di incontro e amicizia. Non si tratta di andare a portare cose, ma di condividere in un clima di semplicità. “La preoccupazione delle conversioni - ha sottolineato p. Rolando - o di trovare adepti sparisce in un paese dove la conversione dall’Islam al cristianesimo è proibita. Il modello diventa Gesù, profeta dal volto amorevole, aperto a tutti”.
La “Piazza del mondo”
Trieste, Piazza del mondo: stare “ai piedi” dei migranti per arrivare al cielo, ovvero i loro occhi. Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi ci hanno raccontato la missione della cura stando ogni giorno in piazza a Trieste, per soccorrere i migranti della rotta balcanica che arrivano dopo aver affrontato enormi sofferenze, soprusi, torture. Affrontano, insieme a molti volontari, l’incomprensione e anche l’ostruzionismo di una certa opinione pubblica e politica. Salute, nutrizione, alloggio, sono le priorità. Molti migranti sono solo di passaggio in Italia, diretti ad altri Paesi. La loro missione è quella di “salvarsi”, perché sono stati inviati dalle famiglie che aspettano dei benefici. Lorena e Gian Andrea intercettano i “perché” dei trattamenti spesso disumani a cui sono sottoposti i migranti. Ci parlano e insegnano l’umano solamente attraverso il loro percorso di sofferenza. Accoglierli, prendersene cura dà un senso anche alla vita di chi li accoglie. L’amore è il primo atto politico fin dalla nascita.
L’invito
Immaginiamo, sogniamo che le nostre comunità saveriane si lascino maggiormente coinvolgere localmente in questi ambiti, dove noi possiamo essere ponti di umanità e di “intelletto del cuore”, nell’accoglienza dei segni di speranza che ci arrivano dai migranti, nel cuore stesso delle tragedie dell’attualità.







