Sessant’anni di missione
Sono stato missionario per 35 anni in Sierra Leone, piccolo Paese di circa sei milioni di abitanti in Africa Occidentale. Si può presentare il lavoro della missione secondo le opere di misericordia. Nel Nord di questa nazione, il lavoro di evangelizzazione è iniziato in modo organizzato solo negli anni cinquanta.
Come è iniziata la missione? La prima opera è stata quella di annunciare l’amore di Dio col volto di Cristo.
Il motto dei missionari era: “L’Amore di Cristo ci spinge”. Questo ha fatto breccia nel cuore della gente. Nelle religioni tradizionali, Dio è considerato un essere lontano e poco conosciuto. Più vicini all’uomo ci sono altri esseri intermedi, spesso considerati spiriti maligni, da cui bisogna difendersi. Stregoneria e malocchio sono diffusi. Anche una certa predicazione islamica insiste sui castighi di Dio e la paura dell’inferno.
Dio non è un autovelox
Purtroppo anche molti cristiani concepiscono Dio come un autovelox, cioè uno che spia in segreto e poi, per ogni infrazione, manda la multa a casa. Annunciare un Dio misericordioso è liberante e umanizzante.
Ricordo un giovane insegnante (Abdul) che frequentava regolarmente la moschea, e qualche volta veniva anche in chiesa. Un giorno si presentò e chiese di poter ricevere il battesimo. Gli domandai che cosa lo aveva spinto a diventare cristiano. Rispose che era atterrito dall’insistenza sui castighi di Dio, mentre in chiesa aveva sentito parlare di perdono e amore. La misericordia è la forma più vera e più toccante della missione; porta all’abbraccio amoroso di Dio. Nessun’altra religione è liberante e umanizzante come il cristianesimo.
L’istruzione come servizio
Un secondo modo di annunciare la misericordia è stato il lavoro di istruire, soprattutto, le giovani generazioni, tirandole fuori dall’analfabetismo che colpiva il 90% della popolazione.
Ancor oggi il 50% è analfabeta. I cristiani in Sierra Leone, cattolici e protestanti, non superano il 20% della popolazione, eppure gestiscono il 43% delle scuole, frequentate in maggioranza da musulmani. L’istruzione è un servizio che i cristiani prestano volentieri, perché a nessuno sia negato il diritto allo studio e all’istruzione e, a suo tempo, tutti possano avere accesso alla lettura della Parola di Dio, acquistare maggiore autonomia, diventare protagonisti del loro futuro.
Durante i funerali del vescovo mio predecessore, instancabile missionario che tanto fece in favore del popolo e dell’istruzione, i giovani issarono un grande striscione: “Grazie per averci dato un futuro”. Andando, insegnate: è un’opera di misericordia che ha qualificato la chiesa dalle origini.
Avvicinarsi ai malati
Nel vangelo di Luca leggiamo che quando Gesù mandò un gruppo di discepoli davanti a sé diede loro questo mandato: “Guarite i malati e dite loro: è vicino a voi il Regno di Dio” (Lc 10, 9). Curare gli infermi è un’opera di misericordia che caratterizza la missione della chiesa in molte parti del mondo.
In Sierra Leone, l’impegno è stato soprattutto nella cura della lebbra, nell’assistenza ai diversamente abili, nell’aiuto a quelli colpiti dal virus dell’ebola.
La lista delle suore missionarie e dei missionari che hanno speso una vita in questo servizio è lunga.
Recentemente un nostro medico, religioso missionario dei Fatebenefratelli, è morto contagiato dall’ebola. Non voleva abbandonare gli ammalati. In un mondo che considera la disabilità e la malattia come una maledizione di Dio, la cura e la vicinanza agli ammalati rivela la misericordia e la vicinanza di Dio (“è vicino a voi il Regno di Dio”).








