Servizio e condivisione
I missionari saveriani hanno organizzato per noi giovani un’esperienza davvero indimenticabile. Dal 4 all’11 agosto da tutta Italia ci siamo ritrovati a Udine, dove abbiamo avuto la possibilità di diventare “missionari” anche nel nostro paese, senza dover superare il confine. Da Ancona eravamo in cinque: oltre a noi due c’era Simone Capozucca, Asya Ciccioli e Caterina Apis.
La nostra giornata tipo
La mattina abbiamo svolto un servizio di volontariato in varie realtà: nelle comunità dei tossico dipendenti, dei disabili, delle ragazze madri, a “Casa di Betania”, alla mensa della Caritas e nella comunità degli immigrati minori stranieri.
Durante il pomeriggio abbiamo condiviso tutto ciò che la mattina avevamo vissuto, confrontando le diverse sensazioni ed emozioni provate, anche con lavori di gruppo.
Ognuno poteva far tesoro dell’esperienza propria e altrui per migliorare il suo cammino di vita.
Dopo cena, per aumentare l’amicizia tra i giovani provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato a giochi e attività di vario tipo.
Per non essere superficiali
Questo campo missionario ci ha fatto conoscere realtà a noi finora sconosciute.
In particolare, abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con persone che hanno dovuto fare i conti con la violenza, la droga, la povertà, con la loro condizione di immigrati e con alcuni deficit fisici.
Grazie a persone volenterose, abbiamo visto che i ragazzi delle comunità stanno cercando di tornare sulla retta via e percepiscono che la vita sta offrendo loro una seconda possibilità: e quindi, se la tengono stretta.
Grazie alle testimonianze delle varie persone, anche i giovani che hanno partecipato a questa esperienza hanno capito che nella vita molte volte ci si lamenta per cose banali e si pensa alla sofferenza in modo troppo superficiale.







