Scuola di missione: Cominciamo, “Dov’è tuo fratello?”
Appunti di spiritualità missionaria /5
Dio ci domanda: “Dove sei?”. Immaginiamo di rispondere bene: “Ecco, sono pronto a fare quello che tu vuoi; non con le mie forze o per il piacere personale, ma con le tue forze e per la tua gioia”. Dio sarebbe contento di sentirsi dire così.
E allora ecco la prima lezione, che è un’altra domanda: “Dov’è tuo fratello?” .
Sappiamo da quale storia viene questa domanda; sappiamo quello che è avvenuto prima e il dialogo che è seguito. A noi importa la domanda. È una domanda importante. La fa un personaggio che più grande non si può. E non si può scappare dalla risposta, anche perché lui la sa già...
Questa domanda ci mette in crisi. Pensavamo di avere solo alcuni fratelli e sorelle, e che altri non lo fossero. Ma Dio è implacabile. Fa una domanda quasi senza limiti. Ci costringe ad andare a cercare il fratello e la sorella, altrimenti non possiamo rispondere, non possiamo presentarci a lui.
Pensa, questa domanda è scritta sulla porta della chiesa! Se non porti il fratello o la sorella, non entri. È terribile. Dio perfino si adira con noi! Sembrava così semplice entrare in chiesa, trovarmi finalmente in pace, nella quiete della mia amicizia con il Padre...
Adesso scopro che se non sono insieme con i miei fratelli e sorelle, non mi conosce, mi chiude in faccia la porta di casa.
Questa domanda ci fa entrare nel cuore di Dio, che ha me per prendersi cura dei suoi figli e figlie, che sono i miei fratelli e sorelle. È la domanda di un padre preoccupato. Sembra dirci: vi avevo mandati a giocare insieme e adesso torni solo tu? Dov’è tuo fratello?
Questa domanda ci fa entrare in noi stessi. Ci fa scoprire la nostra identità, che non è completa senza il mio fratello. Se torno solo davanti a Dio, non sono più io. Lui mi vede solo insieme. Il mio fratello è parte di me e io sono parte di lui.
Che fare? Devo scoprire chi è, dove sta il mio fratello. In particolare, il non-ancora cristiano, lo straniero, chi non sa che Dio lo ama.
Devo tenerlo d’occhio, non perderlo di vista. Se no, sono perduto anch’io. E quando mi presento a Dio, devo essere in grado di dargli la risposta che si attende: “Papà, ecco il mio fratello. È qui, nel mio cuore. So chi è, l’ho trovato. Adesso è un po’ perso, ma vedrai che viene a casa subito. Ti prego per lui, ogni giorno. Cosa potrei fare ancora per lui?”.
Questa prima lezione è... un compito per casa; anzi, per poter andare a casa. Ascoltare nel cuore la domanda che Dio mi fa e dargli la risposta che si attende: presentargli i fratelli e le sorelle che abbiamo scoperto sono nostri, affidati a noi perché li portiamo a lui. Parlargliene ogni giorno nella preghiera e chiedergli cosa ci suggerisce di fare più concretamente per loro. Certo, la spiegazione della domanda non è mai forte come la domanda stessa: “Dov’è tuo fratello?”.








