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Tanti documenti della chiesa rimangono chiusi nei cassetti. Non sarà così per l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium - La gioia del vangelo” di papa Francesco. Vi è tratteggiato un “nuovo” volto di chiesa che deve prendere corpo.

Già nel 1990 Giovanni Paolo II aveva invitato la chiesa a rinnovarsi missionariamente e a passare da una pastorale della conservazione alla pastorale della missione. Tale invito, per vari motivi, è rimasto praticamente lettera morta. La paura del nuovo e una certa staticità hanno prevalso sul rinnovamento.

Tutti si sveglino

L’esortazione di papa Francesco è come un salutare “scossone” che spinge la chiesa a diventare più attrattiva e a uscire da se stessa. Vescovi e clero, religiosi e religiose, laici e laiche, parrocchie e comunità, tutti devono svegliarsi dal sonno, “darsi una mossa” e mettere in atto “una conversione pastorale e missionaria che non lasci più le cose come stanno. Ora non ci serve più una semplice amministrazione. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione”, afferma papa Francesco (n. 25).

Ma ciò che più ci sorprende è che il papa abbia scelto la gioia come segno distintivo di chi ha accolto il vangelo e lo comunica agli altri. “La gioia del vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù.

Coloro che si lasciano salvare da lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (n. 1).

La faccia da… quaresima

Qui si tocca un punto veramente cruciale della vita cristiana. Il filosofo Friedrich Nietzsche rimproverava ai cristiani di avere il volto triste e di rendere un pessimo servizio al messaggio che essi pretendono di annunciare.

Anche papa Francesco riconosce che “ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di quaresima senza Pasqua”, anche se è vero che “la gioia non si vive sempre allo stesso modo in tutte le tappe e circostanze della vita, a volte molto dure” (n. 6). Tale gioia non è entusiasmo passeggero e neanche euforia; spesso è più “uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amati, al di là di tutto” (n. 6).

Uscire per fare missione

In ogni caso, continua papa Francesco, fede e gioia devono andare insieme e sgorgano entrambe dall’incontro con Colui che ci rinnova dal di dentro e apre i nostri orizzonti, facendoci uscire da noi stessi.

È un’uscita missionaria! Per fare spazio agli altri, ai poveri, a chi è escluso e considerato un avanzo, uno scarto, un essere inutile (n. 53).

Si tratta di uscire da noi stessi per raggiungere le periferie umane, sociali, esistenziali. E questo invito lo vediamo messo in pratica da papa Francesco, un uomo felice perché disinteressato a se stesso, totalmente immerso nella vita e nell’attenzione agli altri.



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