Saveriani “preti d'oro” nel 2006
Cinquant'anni, viaggiando con Cristo
Il 17 marzo di quest'anno, mentre ricorre il decimo anniversario della beatificazione di Guido Conforti, nella nostra famiglia saveriana ricordiamo anche un'altra ricorrenza - certamente meno solenne, ma significativa - che ci offre l'occasione di manifestare a Dio la nostra gratitudine. Cinquant'anni or sono, nella chiesa di santa Chiara a Piacenza, venivano ordinati sacerdoti da mons. Melchiodi nove saveriani.
Sempre nel 1956, altri quattro saveriani sono stati ordinati sacerdoti. Tre avevano studiato teologia negli Stati Uniti e sono stati ordinati sacerdoti il 2 febbraio 1956. Il quarto è diventato saveriano sette anni dopo l'ordinazione, avvenuta nella diocesi di Reggio Emilia il 3 giugno 1956.
1956 - Saveriani sacerdoti - 2006
- p. Giuseppe Berton di Marostica (Vicenza), 74 anni, missionario in Sierra Leone da oltre quarant'anni
- p. John Cassidy di Edimburgo in Scozia, missionario in Sierra Leone e in Brasile, in cielo dal 1967
- p. Michele Galli di Ranica (Bergamo), 78 anni, missionario in Indonesia da ben quarantanove anni
- p. Amedeo Ghizzo di Bergamo, 76 anni, missionario in Sierra Leone, attualmente animatore in Italia
- p. Walter Giua di Muravera (Cagliari), missionario in Giappone, in cielo dal 1986
- p. Silvano Laurenzi di Rotella (Ascoli P.), 76 anni, missionario in Indonesia da quasi cinquant'anni
- p. Berniero Lauria di Eboli (Salerno), missionario in Indonesia e in Brasile, in cielo dal 1983
- p. Francesco Martinelli di Ciliverghe (Brescia), 78 anni, missionario in Giappone, attualmente con famiglia
- p. Angelo Pansa di Bergamo, 75 anni, missionario in Congo e poi da trentacinque anni in Brasile
- p. Romano Rolli di Sarnico (Bergamo), missionario per tanti anni in Sierra Leone, in cielo dal 1996
- p. Guido Zamponi di Poggio S. Vicino (Macerata), 77 anni, missionario in Sierra Leone, ora animatore in Italia
- p. Giuseppe Zanardi di Commessaggio (Mantova), missionario in Messico, in cielo dal 2005
- p. Antonino Manzotti di Brescello (Reggio E.), 73 anni, missionario in Congo da circa quarant'anni.
Un bilancio statistico
Dei 13 saveriani che compongono il gruppo del 50.mo anno di sacerdozio nel 2006, al momento attuale possiamo tracciare questo bilancio statistico.
Cinque hanno concluso la prima tappa della loro esistenza missionaria e sono già nella nuova dimensione del regno eterno, nella “casa del Padre”. Sono p. Cassidy, p. Giua, p. Lauria, p. Rolli, p. Zanardi.
Cinque lavorano con impegno e dedizione nelle missioni: p. G. Berton in Sierra Leone, p. Galli e p. Laurenzi in Indonesia, p. Manzotti in Congo, p. Pansa in Brasile.
Due sono impegnati in animazione missionaria in Italia: p. Ghizzo a Zelarino - Venezia, e p. Zamponi a Pegli - Genova.
Uno, dopo il sacerdozio e la vita missionaria, ha fatto la scelta della famiglia: Martinelli, attualmente in Canada.
Nel consuntivo c'è solo una parola: “grazie!”
Per ognuno di loro c'è una storia che non si può raccontare né scrivere, perché la conosce solo “Colui che scruta il cuore dell'uomo”. Sono le righe diritte , scritte tra le righe storte di uomini peccatori, missionari nei più svariati luoghi del mondo.
Una cosa ci consola: i bilanci di Dio sono sempre positivi, perché frutto di un suo fondamentale atteggiamento verso di noi e verso tutti: il suo amore misericordioso. Per questo, il sentimento principale che sgorga spontaneo dal nostro cuore è questo: “Grazie, Signore. Tutto è dono tuo!”.
Nel cuore di ciascuno di noi c'è sicuramente il vivo ricordo di quando abbiamo risposto “sì” alla proposta di intraprendere il “santo viaggio”, seguendo il missionario Gesù. Non c'era presunzione in noi, quando fummo ordinati sacerdoti; ma solo la fiducia di non essere mai più soli, la volontà di fare un umile servizio, la risposta affettiva e piena di stupore per essere stati chiamati al dono totale di noi stessi.
“Siamo arrivati a Emmaus...”
La vita che finora abbiamo vissuto in tanti luoghi diversi, nell'incontro di nuove culture, ci ha costretti a spogliarci e rivestirci di nuove idee, usi e costumi; ci ha coinvolti con fratelli e sorelle contenti o disperati, deboli o forti, indifferenti o entusiasti, santi o peccatori. Soprattutto è stata accompagnata da un misterioso “ Compagno ”, che non sempre abbiamo subito riconosciuto, come era già successo a quei due che, scoraggiati, scappavano da Gerusalemme.
Siamo giunti anche noi alla sera, alla nostra Emmaus: nello spezzare il Pane, il Signore ancora ci appare e si fa riconoscere. E si rinnova in noi lo stesso fenomeno: il cuore ci arde nel petto. Pieni di gioia, corriamo a dirlo ai nostri fratelli: “l'abbiamo riconosciuto nello spezzare il pane”. È così anche in questo nostro 50.mo anno di viaggio con lui.
Quando egli lo vorrà, raggiungeremo gli altri che già vedono e gustano la gioia del regno divino che matura nella storia. Ci accorgeremo che è stupendo il viaggio della vita a partire da questa prospettiva, che vede nella luce di Dio l'esito di ogni storia nel tempo.








