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E tu lo conosci?

“Chi non conosce s. Giuseppe alzi la mano" chiedo a un gruppo di bambini che sta giocando nella piazza della chiesa, a Villa s. Giuseppe. Mi guardo intorno: nessuno alza la mano. Allora, dico di nuovo a uno dei più vivaci: "Bene. Se lo conosci, parlami di lui". "Mah, forse, ecco, mi sembra di ricordare che" e le parole si fermano in bocca.

"Ho capito" dico io "ne hai sentito parlare, ma non lo conosci molto. Proviamo a conoscerlo insieme, dato che stiamo per celebrarne la festa in agosto". Piano piano, aprendo il Vangelo di Gesù e quello della vita del paese, scritto da tante persone, cominciamo a conoscerlo. È interessante. Abbiamo interrogato i muri della chiesa e tante storie sono affiorate.

Ognuna, con il suo carico di gioia e di dolore, intrise di vita, di fede, di amore. Tutte dicevano "Viva s. Giuseppe, il nostro Patrono". Forse non sapevano cosa voleva dire avere lui come protettore, ma lo intuivano. Bastava rivolgergli qualche preghiera. E lui, discretamente, in silenzio, toglieva qualche petalo del suo bastone fiorito; lo faceva passare nelle mani di Gesù per un sorriso e lo deponeva nel cuore di quelli che si rivolgevano a lui.

Non sempre riuscivano a capire la grazia che aveva loro fatto. Ma erano contenti. "Non sia mai detto che chi si è rivolto a te, sia tornato senza qualcosa" così recitava, pressappoco, un'antica preghiera. E lui, passando per le vie del paese, sbirciava nei vetri delle finestre e guardava dentro, nel cuore di ogni persona. A lui non si poteva dire di no.

"Viva s. Giuseppe" gridavano i portatori durante le processioni. E lui, vivo, allegro, si lasciava portare su e giù per il paese. Qualche anziano si avvicinava con una lacrima, un desiderio, un grazie, e lui sorrideva felice. Bastava poco per farlo contento. Basta poco. Basta farlo insieme, ognuno con la sua partecipazione.

"Allora" ricomincio io "che ve ne sembra? Ora lo conoscete meglio, s. Giuseppe?". E dalla piazza un "sìììììì" prolungato mi risponde. "Hai visto Giuseppe, tutti ti vogliono bene" dico io rivolgendomi a lui. E il Bambino Gesù che gli sta in braccio, tirandomi le orecchie, si fa un'allegra risata, e mi sussurra: "Non ci voleva molto a conoscerlo, è semplice. Basta mettere il vostro cuore sul suo cuore, e il gioco è fatto".



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