S. Strologo - Comunicare la gioia è stata la sua missione
Ricordiamo così Silvietta, Saveriana
Il 7 gennaio del 1993 nella Comunità delle Saveriane a Parma moriva Silvietta Strologo, una giovane missionaria che avrebbe compiuto 31 anni il mese successivo. Era nata il 4 febbraio 1962 a Camerano (Ancona), cresciuta serenamente in una bella e buona famiglia, seconda di tre figli, aveva conseguito la maturità classica e poi, a soli 19 anni, aveva scelto di iniziare tra le Missionarie di Maria a Parma il suo cammino di formazione. Fin d'allora emergevano alcuni tratti caratteristici della sua persona: estroversa, idealista, esuberante di sentimenti e vulcanica nelle idee, naturalmente portata all'amicizia: Silvietta difficilmente passava inosservata!
Dopo gli anni di preparazione arriva il giorno della sua Professione Religiosa che la consacra al Signore per la missione: è il 2 luglio del 1986. Rimane a Parma per un anno di servizio e poi si trasferisce nella Comunità di Roma dove completa i suoi studi teologici al termine dei quali viene destinata alla missione del Giappone.
Per prepararsi, nel 1989 si reca negli Stati Uniti per lo studio dell'inglese, ma a New York, dopo alcuni mesi dal suo arrivo, cominciano a manifestarsi i primi sintomi di un male incurabile particolarmente aggressivo che, in un alternarsi di brevi schiarite e successivi aggravamenti, la condurrà alla morte. Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Parma dove viene curata ed assistita. Il 31 maggio del 1992 con una commovente e suggestiva cerimonia Silvietta riconsegna "per sempre" se stessa al Signore pronunciando il suo sì definitivo a Lui nella famiglia delle Missionarie di Maria.
Un "sì" per sempre
Alla vigilia della Professione Silvietta scriveva: "Guardando indietro ai dieci anni vissuti in questa Famiglia, due sentimenti ho nel cuore: una gratitudine infinita al Signore per il dono della vocazione missionaria e del centuplo in pienezza di vita e fraternità, insieme alle tribolazioni; la fiducia piena che la mia vita è nelle mani di un Padre Onnipotente nell'Amore che certo porterà a compimento l'opera iniziata in me.
Sono mani misericordiose che hanno portato, e continueranno a portare i miei tralci secchi perché io possa portare qualche frutto. Sono mani forti, che pure con tanta delicatezza e pazienza mi hanno introdotta in quel mistero pasquale che ci colloca nel cuore della missione di Gesù".
Maturata rapidamente nel crogiolo della malattia e del dolore, Silvietta si è lasciata progressivamente plasmare dalla Parola di Dio e dal linguaggio sconvolgente e silenzioso del Crocifisso, si è lasciata condurre per la strada che il Signore andava additandole.
La graduale accettazione della dura realtà della malattia impreziosiva il suo cammino con una fede sempre più solida, mentre maturava dentro di lei la consapevolezza che se pure Dio "non esaudisce tutti i nostri desideri, certamente realizza le Sue promesse".
Questa certezza le ha dato serenità e pace e l'ha resa testimone di speranza dentro un cammino di croce che pur conservando tutta la sua drammaticità si è trasformato in luogo dell'epifania di Dio: "nell'esperienza massima delle nostre impossibilità è dato di conoscere e testimoniare il Dio dell'impossibile, la potenza del suo amore incrollabile".






