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La storia è ricerca e narrazione dei fatti del passato, considerati importanti per noi umani. Si possono considerare vari aspetti: storia civile, militare, economica, migrazioni… Che cos’è che rende la storia sacra? Ovviamente non è ricercare e narrare gli eventi religiosi del passato, ma “riconoscere nella storia e nelle persone il lavorio dello Spirito Santo, come luogo della rivelazione del Signore e del suo stile”. In questo senso, la storia sacra diventa un memoriale dell’azione di Dio nella nostra vita e nella vita degli altri; memoriale perché il Signore agisce in noi ogni momento.

Ci si avvicina alla storia ‘togliendosi i calzari’, perché ogni persona è sacra. La Bibbia è il grande racconto della continua presenza e azione di Dio nella vita umana. Ci tramanda una storia molto umana, ma sacra. Dio è presente e attivo in tutti i momenti della vita non solo del popolo ebraico, ma di tutti gli umani e il suo è un progetto di amore. Pensiamo alla creazione, al diluvio che si conclude con l’arcobaleno segno dell’alleanza, all’alleanza con Abramo, con Mosè, alla chiamata dei profeti… L’alleanza è rinnovata lungo i secoli fino al compimento della promessa con l’avvento del Messia. La presenza di Cristo nell’Eucaristia è il vero memoriale della redenzione, del Cristo che si dona oggi in tutto il mondo.

Rivediamo la nostra vita come storia sacra per scoprire la presenza e la volontà di Dio. Lo vediamo in tutto l’arco della Bibbia. Non esiste una storia laica degli Ebrei. È un’esperienza che hanno fatto durante e dopo l’esilio quando è stata scritta gran parte della Bibbia. C’è una differenza netta tra gli dei del mondo pagano e il Dio della Bibbia. Gli dei hanno dei limiti, hanno una gerarchia; sono spesso l’uno contro l’altro e non sono interessati al bene degli uomini e non sono onnipotenti. Sopra di loro c’è il Fato. Così il culto è quasi una magia per controllare gli dei e scoprire il futuro.

Il Dio di Israele è un Dio che è al di sopra di tutto. Solo lui ha un potere che guida tutto, è all’origine di tutto, crea tutto. Anche il male è soggetto a Dio, quindi la magia non ha più valore. Ciò che importa è la relazione tra Dio e il mondo, tra Dio e l’uomo. Gli esseri umani sono chiamati a riconoscere questo Dio che dà regole di vita e, allo stesso tempo, riconosce la libertà dell’uomo.

Nei Vangeli il Dio amore, il Dio misericordia, è il Dio con noi: Gesù Cristo. Anche per il credente cristiano non esiste una storia laica. Gesù è con noi sino alla fine dei tempi. È importante riconoscere i segnali con i quali il Signore si fa incontrare nelle situazioni impreviste, perfino spiacevoli. Papa Francesco nella sua catechesi sul discernimento, ha ricordato che Dio lavora attraverso eventi non programmabili, che noi diciamo avvenuti per caso: per caso mi è successo questo, per caso ho incontrato questa persona, per caso ho inciampato … Dio lavora anche nei contrattempi, nella sconfitta, nel nostro peccato. Sa che da tutto questo può nascere un incontro che cambia la vita, che fa scoprire e crescere una nuova relazione col Signore e con gli altri.

Leggere la nostra storia sotto la Croce è come osservare le cose dall’alto con un drone: la croce, la sconfitta, ci fanno vedere oltre i limiti che oscurano il piano di Dio per il mondo, per la chiesa, per ciascuno di noi. La croce, la fede ci danno il coraggio di affrontare il mistero, di affidarci a qualcuno più potente di noi, a qualcuno che ha vinto la morte. Il coraggio non toglie la paura e il mistero, ma bisogna averlo per affrontare l’incertezza. La relazione con una persona che ci mette a rischio, ci spinge a superare noi stessi.

Anche noi siamo chiamati ad assumere un lavoro più grande di noi. Rileggendo nella nostra vita la presenza di Dio, possiamo contare su Gesù. La nostra non è una storia laica. Rileggendo la nostra vita alla luce dello Spirito del Signore, possiamo provare l’emozione autentica di sentirci una piccola vita dentro una grande storia.



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