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Era il 7 marzo 2022, quando Tatiana con i suoi tre figli (Yeseniia di 11 anni, Miroslav di 5 e Alexsander di 2) e la nonna Nina sono arrivati da noi. Vivevano a Sumy, una città che era stata bombardata nelle prime settimane del conflitto ucraino. E Tatiana non ci ha pensato due volte a partire, per portare i figli in un luogo sicuro.

Tatiana è una donna ricca di cultura. In Ucraina, era insegnante di economia all’Università. Inoltre, ha una grande capacità artistica: fotografia e ricamo. Quando è arrivata a Salerno era molto inquieta, quasi sfibrata per aver dovuto lasciare tutto e tutti da un giorno all’altro. Fin da subito, ha sperimentato l’accoglienza attenta, ma non invadente, della Famiglia saveriana (religiosi e laici). Ci siamo concentrati sulle procedure per i documenti, sull’organizzazione dei corsi di italiano, l’inserimento dei minori nelle scuole della zona, che sono state tutte molto accoglienti.

Pertanto, dopo i primi momenti di sconforto, Tatiana ha ritrovato la sua intraprendenza e ha cercato di adattarsi positivamente alla nuova situazione. Impressionava il suo desiderio di viaggiare per poter vedere tanti luoghi ricchi di arte e storia, studiandoli prima e dopo ogni visita: Pompei, Ercolano, la Reggia di Caserta, Paestum, i Musei Vaticani… Nel frattempo, Yessenia e Miroslav sono stati inseriti a scuola, lei in quinta elementare, frequentando anche in DAD i corsi in Ucraina, lui alla materna. Parlano benissimo italiano. La ginnastica ritmica ucraina fa parte del DNA di Yessenia che è riuscita a primeggiare nei campionati ai quali ha partecipato in Italia.

Durante l’estate, hanno potuto vivere due splendide vacanze nel mare salentino, non trascurando di visitare le città monumentali di Gallipoli ed Otranto. Hanno partecipato a diverse attività per i ragazzi promosse, brillantemente, dalla Caritas della diocesi di Salerno. In questa esperienza di vita in comune con la Famiglia saveriana si sono intrecciati il dramma e la gioia, ma anche una benefica iniezione di energia per chi è più avanti negli anni.

A fine luglio, la decisione di ritornare a Sumy con un po’ di paura e la speranza di rimanere nella loro terra. Sanno, però, che le porte sono spalancate per un ritorno a Salerno, se la situazione lo richiederà. Negli ultimi giorni percepivamo tanta tensione, dovuta al fatto che qui si erano sentiti a casa ed erano dispiaciuti nel lasciarci.
Alla comunità di Salerno rimane, oltre ad amici che certamente non dimenticheremo, la riscoperta che l’ospitalità, storicamente uno dei valori della vita religiosa, va vissuta oggi in uno stile nuovo, più adeguato a tempi così complessi.



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