Ricordi e convinzioni della missione
A Taiwan, su una popolazione di 23 milioni d'abitanti, i cattolici sono appena 300mila. La maggioranza è buddhista, taoista e molte altre persone sono saldamente ancorate a una miriade di forti espressioni di religiosità popolare.
Nomi e volti di persone
Porto nel cuore la gioia di questi cristiani chiamati ad essere sale della terra, luce del mondo, lievito nella pasta. È una piccola minoranza, ma è convinta che la fede è un dono da condividere; è seme che, per sua natura, deve essere seminato. Questo lievito e questo sale hanno per me volti e nomi concreti. Si chiamano Yan Jie e Meng Hua, Lan Lin, Yi Bai, Xiao Hu, Zhen Ying... Tutte persone care che mi sono state vicine negli anni che ho passato come coordinatore dell'ufficio giovanile diocesano. Sono le mamme e i papà che stanno costruendo, con noi saveriani, la comunità missionaria della parrocchia di san Francesco Saverio.
Non posso dimenticare il professor Sun. Nonostante la perdita della moglie ancora in giovane età, che gli ha lasciato i loro tre figli, Sun si è impegnato per portare avanti un progetto formativo interreligoso, a livello nazionale e in tutte le scuole superiori di Taiwan: “Educazione ai valori della vita”. Un grazie anche alla maestra Judy Zhang che, dopo una giornata piena, aveva ancora la disponibilità e la pazienza per aiutare un povero missionario come me, costretto a perfezionare la conoscenza della lingua cinese per entrare sempre più nel misterioso mondo cinese.
Mi porto nel cuore...
Nel bagaglio che mi porto nel cuore c'è la scoperta che il Signore opera ed è presente ovunque. Il ruolo del missionario è quello di scoprire, con umiltà, i segni della sua presenza amorosa, attiva e costante.
Mi porto nel cuore la scoperta che la missione procede con mezzi poveri e che Gesù “è il più bel dono che possiamo condividere con l'umanità”. Questo è quello che i nostri fratelli e sorelle cinesi volevano sentire e vedere. Sono convinto che anche i nostri fratelli e sorelle negli Stati Uniti vorranno sentire e vedere questo stesso messaggio.
Mi porto nel cuore la certezza che la missione è fatta di centinaia di volti, centinaia di situazioni ed eventi. In questi dodici anni trascorsi a Taiwan ho capito che il Signore cammina al nostro fianco. È lui che muove e tocca i cuori. Ho capito che, anche dopo dodici anni, lui continua “ a chiamare i discepoli e a inviarli a due a due innanzi a sé, in ogni città e luogo che egli stava per visitare ”.
La “squadra” friulana
I missionari saveriani sono presenti a Taiwan dal 1990. Attualmente vi lavorano otto saveriani. Alcuni sono originari del Messico e del Congo, ma ben quattro sono friulani. Questa presenza ci fa sentire legati e radicati in quel grande sforzo missionario a favore della Cina che vede i suoi primi germogli nelle opere di Odorico da Pordenone, Tristano di Attimis, del cardinale Celso Costantini e di tanti altri.
Oggi, questi germogli continuano a portare frutti anche attraverso i piccoli gesti dei quattro saveriani friulani. Padre Edi Foschiatto (di Ravosa), è parroco della parrocchia di san Francesco Saverio a Taipei e coordinatore dell'ufficio missionario diocesano. Padre Fabrizio Tosolini (di Tricesimo) è insegnante di sacra Scrittura nella scuola di teologia diretta dai gesuiti e nella scuola di formazione per catechisti. Padre Martino Roia (di Prato Carnico) è impegnato nel servizio sociale a favore dei disabili. Poi ci sono io, p. Giuseppe Matteucig (di Feletto Umberto), pronto a fare un grande balzo dall'Oriente verso Occidente, dall'ufficio giovanile diocesano di Taipei alla comunità internazionale di teologia dei saveriani, a Chicago, negli Stati Uniti.
Nonostante il dolore per il distacco da Taiwan, partire per gli Stati Uniti non mi spaventa. So che il Signore, mandandomi avanti a preparare la strada per lui, è già lì che mi aspetta... Lì ritroverò anche il nostro caro padre Alfredo Turco (di Talmassons). Incontrandolo, mi verrà nuovamente spontaneo ripetere la frase del beato Conforti:
“il Signore non poteva essere più buono con noi”.








