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Abbiamo gridato a Dio per chiedere una spiegazione ed un conforto di fronte alla scomparsa di fratel Renato Tosatto. Ci affidiamo alla nostra fede, ma il peso umano di queste domande continueranno. Se Dio è misericordioso e pietoso, come mai permette la sofferenza? Non abbiamo risposte; ma crediamo che la sofferenza e la morte di Cristo vogliono dire che Dio stesso è capace di identificarsi con la nostra sofferenza.

Renato aveva l’attitudine alla coerenza, alla testimonianza di vita, al vivere quel che si professa, al guadagnarsi il pane quotidiano, a non aspettare elogi da nessuno, al darsi da fare perché è così che ci hanno insegnato i nostri genitori, al ringraziare Dio per averci dato un altro giorno di vita per fare la sua volontà, al darsi per gli altri malgrado le nostre mancanze.
Era solito leggere la prima lettura durante la Messa in cappella martiri qui in Casa Madre, ma a Mortegliano, suo paese natale in Friuli, alle messe quotidiane era presente per il servizio della Parola, la lettura di testi e brani biblici… La Parola che non predicava a parole, cercava di testimoniarla con la sua vita e nel servizio attento e meticoloso in tutti gli aspetti che riguardano la vita della Casa Madre. Era questa la sua omelia! E il confronto con la Parola era palpabile, te lo diceva fra i denti quando qualche confratello predicava la Parola, ma la sua vita non era coerente con la sua testimonianza.

Il lavoro come falegname e poi il diploma professionale per l’industria e l’artigianato lo portavano a vedere la realtà nei vari particolari e a vivere come saveriano tutto di un pezzo: “quel che sono è quel che vedi...”. Così era stato educato dalla sua famiglia. In questi anni di economato in Casa Madre, come anche nelle sue esperienze in Ciad e Camerun, non c’è confratello che non abbia ricevuto da Renato le dovute attenzioni e accorgimenti, perché il fardello se lo prendeva lui, ed era accorto ai vari dettagli perché tutto funzionasse bene e i confratelli si trovassero a loro agio.
Se Renato, nei suoi esercizi spirituali a Tavernerio (CO), aveva sottolineato il salmo 32, soprattutto la frase “Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto, e nel cui spirito non è inganno”, è perché ci credeva fermamente. Guai se notava la contro-testimonianza, l’abisso fra il dire e il fare... Era una cosa che non faceva parte della sua mentalità e nemmeno doveva esistere in una comunità di missionari religiosi.

          Gli esercizi spirituali avevano per titolo “L’acqua di Dio”, un tema molto affine a Renato che nei suoi anni in Camerun-Ciad ha cercato di vivere soprattutto andando incontro alle necessità della gente, attraverso pozzi per l’acqua potabile in diversi campi di sfollati e partecipando alla “pastorale sociale” della diocesi. Scriveva: “Cerchiamo di risolvere il presente con un occhio rivolto al futuro”. E concludeva spesso con la frase in friulano che dice così: “Il Signore che ha scelto di nascere fra noi, ci porti la forza e il coraggio di scelte sempre nuove, e con la sua volontà, aver sempre coraggio, perché siamo insieme”.

La lavanda dei piedi è un gesto che Renato non ha mai fatto liturgicamente parlando, ma l’ha vissuto intensamente nel suo servizio di fratello tra fratelli. Stelutis Alpinis è un canto friulano che recita: “In queste alte crete c’è uno spiazzo ricco di stelle alpine, bagnato dal mio sangue”.
Renato lascia un grande vuoto qui in Casa Madre, una comunità che ha servito per gli ultimi 9 anni. Preghiamo che ci aiuti, dal cielo, a far fluire i fiumi d’acqua viva nella nostra comunità, per irrigare questi spiazzi ricchi di stelle alpine e delle meraviglie del Regno (p. Alfredo Turco, sx).

Non dimenticava nessuno

Dal giorno della sua scomparsa, siamo rimasti senza parole, senza concentrazione, preoccupati, angosciati e increduli. Ci siamo guardati negli occhi e uniti per cercare conforto l’un l’altra. Abbiamo pianto lacrime sincere, accennato ragionamenti quasi senza senso, forse scaturiti dal dolore per questa incomprensibile e inaccettabile perdita.

Ci sembra di vederlo in ogni luogo di questa casa, percepire la sua presenza e passare davanti alla porta del suo ufficio… Vedere le sue cose ancora lì, rinnova la sofferenza. Era davvero il “capo” perché sapeva tutto, arrivava, sistemava e rimediava ovunque. Nonostante apparisse burbero, un pochino permaloso e qualche volta chiuso, invece era sensibile e disponibile, pronto a dialogare, ad aiutare chiunque manifestasse una minima difficoltà. Aveva sempre una parola o un pensiero per tutti, non dimenticava nessuno. Ogni settimana recuperava alimenti per la comunità e sosteneva altre realtà locali di bisognosi.

Forse avrebbe desiderato essere anch’egli un po’ più sostenuto e non sembrare sempre il più forte, pur cercando di restare nell’ombra. Senza far prevalere l’apparenza, non si posizionava mai fra i primi, ma sappiamo tutti che era fra i migliori. Ultimamente era stanco, affaticato dalla gran mole di lavoro e di impegni che si era assunto. Staccava solo per andare a far visita all’anziana mamma, al fratello e alla famiglia. Aveva un bel rapporto con Valentino, l’aveva aiutato a comporre i ricordi della missione che ci aveva mostrato con orgoglio.

Dobbiamo farci forza e accettare ciò che succede. Sappiamo che nella vita c’è anche la morte, ma è molto difficile. Il ricordo della grande forza di volontà di fr. Renato, economo e falegname, confratello e amico, religioso e concreto, bravo e modesto, deve aiutarci ad andare avanti, in preghiera e speranzosi. Già era difficile nascondergli qualcosa… adesso sappiamo che ci vede e sorride del nostro continuo correre affannati. (Dipendenti di Parma)

Sotto il suo sguardo affettuoso

Sono il Presidente di CIAC (Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione internazionale) di Parma e provincia che con i Saveriani ha realizzato la casa di accoglienza nel complesso della Casa Madre, nell’edificio dove prima abitavano le Sorelle Saveriane. Accogliamo persone escluse da altre forme di ospitalità.
Per noi fratel Renato rimarrà una persona indimenticabile. Era il nostro interlocutore quotidiano, sempre disponibilissimo a risolvere con noi ogni problema. Così ce lo ricordiamo: come una persona umile, luminosa, efficacissima. Se la casa di accoglienza esiste e funziona lo dobbiamo anche a lui. Metteremo un quadro con la sua foto, perché ci piacerà che il suo sguardo affettuoso e il suo sorriso continuino ad accompagnarci. (Emilio Rossi)

Col Gams fraternità e servizio

Insieme alle amiche del Gams ho avuto per anni la fedele, umile, preziosa collaborazione di fratel Renato nei preparativi dei pomeriggi di festa che il Gams offre agli amici saveriani, con gli studenti della Teologia e i padri del quarto piano, e agli iscritti all’Associazione per completare lo spirito di fraternità che ci unisce.
Potevamo sempre contare su fratel Renato, mai infastidito dalle nostre richieste di aiuto, in cambio a volte ha chiesto attenzione per le necessità del Santuario, facendo sentire il Gams componente sensibile della Pia Società Saveriana.
Caro Renato, avevi uno stile di sobrietà e attenzione anche ai particolari ed ora già sentiamo la tua mancanza. Il tuo ricordo rimarrà sempre in tutti noi che abbiamo conosciuto e apprezzato il tuo spirito di fraternità e servizio. Grazie Renato! (Emilia Bonfanti)




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