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Sono nato a Biyenga, un paese situato a più o meno 25 chilometri dalla città di Bukavu, in Congo RD. Sono cresciuto in una famiglia cristiana, in cui ho imparato a pregare, amare e servire gli altri.

I miei genitori vivono in Congo, stanno bene e mi vogliono molto bene. Da piccolo, andavo spesso a Messa con loro. Il Signore mi ha dato la grazia speciale di trascorrere tutti i miei anni d’infanzia con i miei genitori, sentendomi accolto, amato e stimato. Mio papà fornaio e mia mamma coltivatrice, non hanno cessato di darmi l’affetto di cui avevo bisogno. Era molto bello vedere l’amore che regnava tra i miei genitori e noi figli. Di questo amore si è sempre alimentata la mia vita spirituale. A volte, la mamma mi chiedeva di organizzare la preghiera in famiglia. Era per me un’esperienza molto bella di responsabilità e impegno, perché mi ha permesso di imparare le preghiere prima di iniziare il catechismo.

Oltre all’ambiente familiare, la mia fede si è maturata nella spiritualità francescana, perché la parrocchia dove ho fatto il cammino di iniziazione cristiana era gestita dai francescani. La mia vita spirituale si arricchisce quindi con la preghiera quotidiana, la lectio divina, gli incontri a carattere spirituale con gli altri, l’accompagnamento spirituale, la lettura della vita dei Santi… Mi rendo conto della bellezza della mia vita spirituale quando mi affido agli altri per chiedere aiuto davanti alle difficoltà. Questo mi aiuta ad andare avanti, perché mi fa capire che non sono mai solo, ma c’è tutta la Chiesa che mi accompagna.

È molto importante lasciarsi convincere che la vita è bella, perché viene da Dio, per saper amare tutti, senza pregiudizi, e per saper mettersi al servizio di tutti. Il più bel regalo che ho ricevuto da Dio è la vita; quindi devo curarla, amarla e rispettarla. In essa scopro quanto il Signore mi ami e desideri sempre il mio bene. Come diceva San Giovanni della Croce, “alla sera della nostra vita saremo giudicati sull’amore”. Una spiritualità senza amore è sterile, egocentrica, vede se stessa senza coinvolgimento degli altri. Ho fatto esperienza di questo amore nella comunità parrocchiale di Sant’ Egidio, in cui mi sono sentito fratello tra i fratelli, grazie alla figura di don Lucangelo che mi ha coinvolto. 

Sicuramente, la mia vocazione ha avuto il suo inizio in famiglia. Poi ho cominciato a frequentare il gruppo vocazionale parrocchiale a 14 anni dopo la Cresima. Non sapevo quasi niente della vita religiosa. A 16 anni, mi sono rivolto a p. Crispin, Francescano, mio accompagnatore spirituale all’epoca, per esprimergli il mio desiderio vocazionale. Da lì ho iniziato a conoscere tanti Saveriani, la loro spiritualità, il fondatore Guido Maria Conforti... In particolare, sono stato colpito dal carisma saveriano, quello di fare del mondo una sola famiglia in Cristo. So che non è facile convincere il mondo di oggi che è possibile la fratellanza universale ma, nello stesso tempo, sono convinto che tutto è possibile con l’aiuto di Dio.

Questa è la motivazione che mi ha spinto ad iniziare la formazione dai Saveriani nel 2012. C’è sempre qualcosa da fare per rendere veramente il mondo una sola famiglia in Cristo. La strada è lunga e difficile, ma con l’aiuto di Dio, sono convinto che tutto andrà bene. La vocazione è un dono che ho ricevuto, da alimentare giorno per giorno, avendo Cristo come centro della mia vita. È partita dalla famiglia e cresce nella comunità.

La mia vita spirituale e vocazionale è sempre alimentata da tanti ricordi belli. Mi ricordo la gioia provata quando ho ricevuto per la prima volta il corpo di Cristo. Una gioia che non si è mai spenta anche davanti alle più grandi difficoltà, perché mi sento parte di una grande famiglia cristiana che è la Chiesa. Con questo spirito, mi sono preparato all’ordinazione presbiterale che riceverò il 21 luglio a Nyantende. Vi porterò con me e voi, sono sicuro, ci sarete.



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