Quelli che da 50 anni…
Nel quotidiano Avvenire del 31 marzo 2022 leggo un articolo che porta questo titolo: “Antonina, 50 anni d’Africa”, di Antonella Mariani. Lo scritto inizia così: “Il vestito della festa è verde, arabescato, e capelli bianchi sono trattenuti da una fascia gialla. Con i sandali sulla terra battuta rossa, la borsa di paglia colorata, Antonina è una gioia per gli occhi: è come se il mezzo secolo vissuto in Africa non l’abbia attraversata”.
La giornalista parla di Antonina Lo Schiavo, di Salerno, che porta bene i suoi 84 anni. Con lei e con Luisa Flisi, un’altra missionaria laica di Parma, ho vissuto un anno nel centro della città di Goma nel Nord Est del Congo RD. Abitavamo in piccole costruzioni di legno, accanto alla cattedrale distrutta dal vulcano e presso la piazza del grande mercato. Con loro condividevo momenti di preghiera e in particolare la cena la sera, che dava l’occasione per raccontare la giornata e parlare dei problemi del Paese.
Antonina e Luisa, donne forti e sensibili alle sofferenze della gente, avrebbero tante avventure da raccontare. Hanno visto disordini, lotte fratricide, l’immensa folla dei disperati hutu del Ruanda nel 1994, l’eruzione del vulcano del 2001, che ha distrutto tutto…
Sono sempre rimaste sul posto. Hanno soccorso, hanno accolto, hanno ricostruito, hanno continuato ad amare con misericordia. Luisa è attenta alle mamme, ha cura delle varie situazioni familiari, aiuta i bambini malnutriti… Antonina dirige l’atelier Nazareth, la scuola per ragazze, che offre alle giovani l’introduzione alla lettura e alla scrittura per arrivare al diploma dopo alcuni anni. Le ragazze iscritte sono 250 e nel passato erano più di 500. Questo per 50 anni!
Accanto a loro, missionarie laiche, vedo con una certa invidia anche i miei confratelli nella Repubblica Democratica del Congo, dove sono arrivato il 9 settembre 1972, per la prima volta, con nove saveriani, giovani, forti e belli. Solo due sono ora ancora sul posto: p. Franco Bordignon e p. Carmelo Sanfelice. Alcuni di loro sono deceduti e altri hanno diversi compiti altrove. Di p. Franco si potrebbe scrivere un romanzo delle vicende vissute e delle iniziative realizzate. A Bukavu tutti conoscono la Radio Maendeleo (Progresso) e il comitato anti-bwaki. La radio è stata fondata da lui con la collaborazione di laici per un’informazione libera, rischiando varie volte minacce di chiusura. Il comitato poi è un organismo non governativo contro la malnutrizione (anti-bwaki) e agisce in una vasta rete di iniziative: formazione, dignità della donna, allevamenti, sorgenti, agricoltura… Padre Carmelo, battagliero per la giustizia e la democrazia nella società congolese, già direttore del centro di catechesi della diocesi di Uvira, è apostolo della Parola e attualmente educatore di giovani.
Dopo queste due colonne della chiesa di Bukavu, capoluogo della regione Kivu, ci sono altri che da cinquant’anni amano il paese servendolo in diverse attività: p. Pietro Mazzocchin di Nove (VI), artista, costruttore e fondatore di comunità; p. Giovanni Querzani di Brisighella (RA), infermiere e fondatore di centri di accoglienza per bambini malnutriti che ha ricevuto anche il premio Cuore Amico; p. Giulio Simoncelli, p. Gianni Pedrotti, p. Silvano Benedetti, p. Mario Sciamanna. Sono tutti quelli che da cinquant’anni… La lista è limitata alla sola missione del Congo, senza fare i nomi di chi ci ha lasciato dopo una presenza luminosa in quella terra.
Sembra che papa Francesco, in visita ad un cimitero dove erano sepolti alcuni missionari che avevano servito tutta per la loro vita popoli e nazioni, abbia detto: “Questi meritano di essere proclamati santi senza alcun processo di canonizzazione”.







