Sulla situazione in Sierra Leone
Padre Ercole Marcelli agli amici
Grazie dell'opportunità che mi date di salutare dalla pagina di "Missionari Saveriani" tutti gli amici dei Missionari di Salerno, in particolare del Cilento, la mia terra. Il giorno di Natale lasciai in fretta la Sierra Leone: la guerra incalzava. Non posso dimenticare la processione immensa di gente che abbandonava Makeni per sfuggire all'imminente attacco dei ribelli: paura, rassegnazione, fatalismo si potevano leggere su migliaia di volti. In soli dieci mesi Makeni veniva saccheggiata per la seconda volta.
A Freetown, la capitale, le cose vanno peggio. Migliaia di armati; tra ribelli e governativi, si combattono da giorni per le strade di una città sovrappopolata. In quell'inferno c'è anche una comunità di cinque Saveriani presso cui si sono rifugiate anche sei suore di Madre Teresa. Essi subiscono frequenti visite dei guerriglieri, ora gentili ora rudi, sempre per asportare qualcosa. A che dura prova sono messi i loro nervi!
Perché tutto questo? Gli inglesi dando l'indipendenza alla Sierra Leone nel 1961, lasciarono dei buoni impiegati, ma non una classe politica ben formata. I frequenti colpi di stato che si sono susseguiti in questi ultimi anni ci dicono che quei politici sono ambiziosi, ma poco sensibili al bene comune del popolo. Tacitamente pare che il principio più accettato comunemente è: l'autorità, il posto ti danno l'occasione, tu approfittane. salari rimangono estremamente bassi e pagati irregolarmente: la miseria e la corruzione crescono, generando altra miseria.
Certo rimangono persone integre fino all’eroismo, ma il sistema è profondamente corrotto: è regola sfruttare gli inferiori. Così, secondo le statistiche delle Nazioni Unite, la Sierra Leone occupa l’ultimo posto nella scala dello sviluppo. Eppure è un paese che potenzialmente è molto ricco. Famosi sono i suoi diamanti; poi c'è ferro, oro, platino, bauxite. Anche il suolo è in buona parte fertile. Ma i contatti con le società straniere per lo sfruttamento del sottosuolo spesso sono più a beneficio di privati che del governo.
Rivalità personali e pretesa di combattere la corruzione dilagante hanno ispirato i frequenti colpi di stato che immancabilmente hanno peggiorato le già misere condizioni della gente, fino ad arrivare alla totale distruzione cui assistiamo in questi giorni.
Compito della Chiesa: ricostruire. Anche le strutture della Chiesa sono messe a dura prova. La maggior parte delle missioni sono chiuse; il clero locale e i missionari hanno subito violenze e soprusi. Abbiamo avuto preti locali presi dai ribelli, altri bastonati, cinque suore Saveriane furono sequestrate per due mesi: p. Mario Guerra è rimasto prigioniero oltre tre mesi. Le comunità cristiane sono disperse perché ormai la Sierra Leone è un paese di profughi.
Ma appena le ostilità cesseranno la Chiesa dovrà essere in prima fila tra la gente per incoraggiare, confortare e avviare il difficile processo di riconciliazione. Non c'è famiglia che non sia stata toccata dalla guerra, ci sono i mutilati, gli orfani. Sarà urgente l'assistenza alle classi più deboli, ma ancora più bisognerà fare ogni sforzo per ricostruire una mentalità di rispetto per i diritti umani.
Troppo comune è diventato l'infliggere pene e umiliazioni a persone del tutto innocenti. Il Vangelo predicato e praticato sarà la migliore assistenza che potremo dare. È con questa convinzione che ripartirò volentieri con gli altri Saveriani appena possibile.








