Quella nuvola… incoraggiante
Per la quaresima propongo una riflessione sul tema del deserto. Nella Bibbia il deserto e la sua traversata hanno un ruolo fondamentale. Il deserto evoca uno spazio invivibile: l’acqua è rara, la vegetazione scarsissima e viverci è impossibile. Eppure, questo spazio estremo, “grande e terribile” (Deut 1,19), diventa il luogo di un’immensa sorpresa, di una presenza inattesa.
Leggiamo insieme tre versetti dell’Esodo. 20Gli Israeliti partirono da Succot e si accamparono a Etam, all’estremità del deserto. 21E Yahvéh camminava di fronte a loro, di giorno in una colonna di nuvole per guidarli nel cammino e la notte in una colonna di fuoco per illuminarli perché potessero camminare di giorno e di notte. 22E non si ritirava mai la colonna di nuvole, di giorno e la colonna di fuoco la notte di fronte al popolo (Esodo 13,20-22).
Questo piccolo racconto si compone di due parti. La prima (v. 20) parla del popolo, degli Israeliti ed evoca l'inizio del loro viaggio. La seconda (vv. 21-22) parla del ruolo di Dio durante tutto questo viaggio. L’interesse della prima parte è soprattutto sulla parola “estremità”. Il narratore vuole sottolineare che, fin dall’entrata in questo spazio senza vita che è il deserto, Dio accompagna il popolo.
Dopo la rapida narrazione del verso 20, il narratore compone un testo che ha una forma poetica. All’inizio, Dio è menzionato come Yahvéh. È il nome che la tradizione ebraica considera come il nome proprio di Dio, che l’uomo non può nemmeno pronunciare, che caratterizza Dio come inimmaginabile e sempre sorprendente. Ebbene, questo Dio è presentato come colui che cammina “di fronte a loro” (v 21a), letteralmente “davanti al volto” di queste persone e - come si legge alla fine del verso 22 - “di fronte” o “davanti al volto” del popolo.
Ecco la sorpresa di un Dio che, in uno spazio di morte come il deserto, guida il popolo, lo orienta di giorno come di notte. All’interno del piccolo poema dei versi 21 e 22, il narratore crea un contrasto: il popolo è in cammino e Dio, che cammina e guida il popolo, è una… colonna. Questa parola, ripetuta quattro volte, dà l'idea di una presenza consistente, imponente, stabile, apparentemente immobile. Ma questa stessa parola è subito seguita da un’immagine di leggerezza: “una colonna di nuvole”, nuvole che, nel calore del deserto, è sentita come protezione, che si sposta e accompagna.
La parola colonna è anche precisata, sempre due volte, come “colonna di fuoco”. La notte fredda del deserto, la notte durante la quale si rischia di perdersi per mancanza di orientamento, si trasforma: Dio è il fuoco che riscalda, è la luce che ti guida. Ecco come il narratore sottolinea questa presenza, questa vicinanza sorprendente di Dio.
D'altra parte, con parole un po’ diverse, anche il Corano ci mette davanti agli occhi tale presenza. Sempre a proposito degli Israeliti nel deserto, il Corano fa parlare Dio in questi termini: “Noi abbiamo coperto il cielo con una nuvola leggera, perché voi poteste essere all’ombra” (Sura 2,57).
Dunque, letteralmente, una “nuvola bianca”, una presenza leggera, protettiva e incoraggiante! Lasciamoci sorprendere da questa presenza di Dio nella vita degli Israeliti, ma anche nella vita di ciascuno di noi. E che questa immagine delicata di Dio - nella Bibbia e nel Corano - possa accompagnarci e incoraggiarci di giorno in giorno.







