Makeni, Impressioni di un missionario
Padre Natalio è in Sierra Leone solo dalla fine del 2005, dopo una lunga esperienza in Messico. Ma spesso le "prime impressioni" sono quelle giuste.
Sono in Sierra Leone da poco. Essendo "nuovo", posso conpidere con voi solo alcune impressioni personali sul sinodo di questa chiesa. Prima di tutto, per me è stata una grazia potervi partecipare. Ho avuto modo di entrare in contatto diretto con la realtà viva e reale della chiesa di Makeni, di conoscere le sue molte ricchezze e anche i suoi limiti. Soprattutto ho avuto modo di conoscere quello che pensano i laici e i sacerdoti locali, su come si dovrebbe annunciare il vangelo in questa terra e quale dovrebbe essere oggi il ruolo dei missionari e delle missionarie.
Il ruolo dei missionari nella chiesa locale
In particolare noi saveriani, che siamo stati gli iniziatori di questa diocesi, siamo tentati di collocarci al centro della vita della chiesa locale. Forse ci sentiamo ancora "troppo" importanti. Questa tentazione viene dal fatto che noi, missionari e missionarie, abbiamo alle spalle un'esperienza di chiesa molto solida e pluri secolare. E c'è anche un altro fatto: molti laici e sacerdoti locali, quando hanno bisogno di qualcosa, preferiscono rivolgersi a noi missionari in cerca di una risposta.
Mi sembra di poter dire che il sinodo abbia rivelato chiaramente che la chiesa di Makeni ha già una struttura solida, ha laici ben preparati e coscienti del loro ruolo, un buon gruppo di sacerdoti locali (al momento, sono 30), alcuni dei quali con studi universitari in persi campi della teologia. Ci sono tutti gli elementi per far pensare a una buona possibilità di crescita - in quantità e qualità - della chiesa cattolica nella regione.
In questo contesto, noi missionari siamo chiamati a mettere in pratica quello che ci dice il nostro recente documento sulla missione saveriana: "il nostro inserimento nella chiesa locale deve essere sincero, responsabile e costruttivo"(Ratio missionis xaveriana).
L'urgenza di annunciare il vangelo
L’intera assemblea sinodale ha messo l’evangelizzazione al centro di tutto e verso essa ha fatto convergere tutte le varie attività. L’annuncio del vangelo ha illuminato tutte le proposte accolte dai partecipanti. Si è preso anche coscienza che, seppure con mezzi limitati, si può fare molto in questo campo. Anzi, a volte, la limitazione di mezzi rende più efficace la trasmissione del messaggio evangelico. Tutto questo mi ha fatto piacere.
Mi permetto di rilevare due aspetti che, a mio giudizio, non si è riusciti a mettere abbastanza a fuoco. Più volte si è parlato dell’importanza della presenza dei missionari e delle missionarie. Però mi sembra che l'apprezzamento sia stato più per la capacità che i missionari hanno di aiutare economicamente le varie necessità della chiesa locale, che per l’aiuto che potrebbero dare nel cercare vie nuove per il primo annuncio del vangelo, che continua a essere un'urgenza, anzi, è l'urgenza "numero uno".
In secondo luogo, vale la pena ricordare che nella regione settentrionale del Paese, che corrisponde alla diocesi di Makeni, i cristiani sono solamente il 2% della popolazione. Mi sembra che sia mancato un po’ di "slancio missionario" nelle proposte fatte. È vero che si è parlato molto del catecumenato, però non si è parlato di come portare il vangelo in quelle zone della diocesi che non sono state ancora toccate dal primo annuncio e di come la chiesa di Makeni dovrebbe collaborare, a partire dalla sua povertà di persone e mezzi, nell’annuncio del vangelo anche fuori dal suo territorio.
Una casa con fondamenta solide
Ripeto, queste sono solo impressioni, condizionate dalla poca conoscenza che ho della storia e della realtà attuale di questa chiesa. Una cosa è certa, noi ultimi arrivati, siamo testimoni del grande lavoro fatto da molti missionari in questa terra benedetta dal Signore. Ne vediamo i frutti e soprattutto ci rendiamo conto che questa chiesa ha delle solide fondamenta sulle quali si sta costruendo un "grande edificio", una casa nella quale potranno trovare dimora tutti coloro che accolgono Gesù di Nazareth come "la via" che ci conduce al Padre comune.
Padre Natalio Paganelli, sx.








