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Quel S. Antonio arrivato dall’Italia…

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Mi avevano invitato per la benedizione del pane, il pane di sant’Antonio, il 13 giugno. Non ho una macchina, ho chiamato un Uber che si ferma davanti ad una bella costruzione. Prima sorpresa: due bandiere, una brasiliana e l’altra italiana e una scritta “Società Italiana Lavoro e Progresso 1894”. La curiosità aumenta. Entro e vedo molta gente, tavole imbandite e sempre le due bandiere. Chiedo spiegazioni.

Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 questo territorio brasiliano, ora appartenente al municipio di Campinas, si chiamava Joaquin Egidio, dal nome del marchese proprietario di una vastissima fazenda tutta coltivata a caffè... Era tanta la produzione che si decise di creare una piccola ferrovia (18 chilometri) per far trasportare la produzione fino a Campinas e da lì al porto di Santos.
Qui arrivavano gli italiani, stremati da un viaggio oggi difficilmente immaginabile. Ho conosciuto una famiglia che da Genova al porto del Brasile e dal porto Santos alla tenuta di caffè, nell’entroterra dello Stato di São Paulo, ha perso tre figli. Morti uno dopo l’altro, non in mare, ma lungo i sentieri aperti nelle foreste, nel fango e nella polvere, fra zanzare e acqua malsana. In Joaquin Egidio, per citare un caso, arrivò da Lagonegro (Basilicata) la famiglia Vincente Rossi (1911) e qui nacque il figlio Agnelo (1913), che sarà cardinale e prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (Propaganda Fide).

Vista l’estrema indigenza e precarietà degli immigrati italiani al momento dell’arrivo nel territorio, si formò un gruppo di primo soccorso: accoglienza, risposta alle prime necessità, aiuto a trovare un lavoro. Il gruppo era formato da brasiliani e da qualche italiano arrivato anni prima. Il gruppo, che oggi chiameremmo di volontariato, si costituì in “Società Italiana Lavoro e progresso”. 
La coltivazione del caffè, oggi, è terminata, la grande fazenda si è frantumata in più di trenta proprietà dove si predilige l’allevamento di animali all’agricoltura. Ma la Società continua ancora. Ora, si dedica ad aiutare i poveri che non mancano mai, nonostante sia terminata l’immigrazione. Fanno attività interculturale: lingua, musiche, danze, ricerche e studi. L’incontro delle due culture, brasiliana e italiana, è una ricchezza che non vogliono perdere

Un gruppo di famiglie italiane aveva portato con sé uno stendardo con l’immagine di Sant’Antonio. È a tutt’oggi la loro bandiera, il loro simbolo. Devo confessare che mi sono commosso quando l’ho vista entrare solennemente, a passo lento, mentre la gente, tutti i presenti, cantavano uno dopo l’altro gli inni nazionali dell’Italia e del Brasile. Sant’Antonio è un immigrato in Italia, proveniente dall’Africa, ma di cultura portoghese. Una bella sintesi di incrocio di culture, di accoglienza, di carità, di fraternità oltre ogni confine. Ho benedetto il pane, divenuto segno del Regno di Dio qui in terra, realizzato poveramente, ma realmente in un villaggio sperduto del Brasile.



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