Quel bisogno di… umanità
Lunedì 26 marzo tutti i mezzi di comunicazione battevano la notizia della morte del noto presentatore televisivo Fabrizio Frizzi. Da quel momento, una grande commozione ha attraversato l’Italia intera. In effetti, Frizzi entrava ogni sera nelle case dei telespettatori con garbo, professionalità, educazione e rispetto. La sua carriera, la sua storia hanno detto questo, sia nei momenti di grande popolarità, sia quando la carriera faceva registrare bruschi stop. Le dichiarazioni di chi l’ha conosciuto più da vicino non facevano che evidenziare lo spessore umano della persona, prima che del personaggio. È stato un uomo con un volto solo, senza maschere da indossare. E anche il suo ultimo tratto di vita l’ha drammaticamente dimostrato. Quel volto, la risata, il fare apparentemente impacciato erano le caratteristiche di una gemma preziosa che andava oltre lo schermo e il mezzo televisivo. Lo dico senza ipocrisia: chiunque si è commosso e rattristato non deve vergognarsi che sia successo. Siamo fatti di sentimenti ed è giusto entrare in empatia con chi ci ha strappato un sorriso.
Pochi giorni prima, una donna nigeriana, malata e incinta, è morta a Torino dopo aver dato alla luce il suo bambino. Si chiamava Destinity. A febbraio, era stata respinta insieme al marito al confine francese. Volevano raggiungere la Francia e una sorella che lì abita, perché il nascituro potesse avere un aiuto prezioso. La gendarmeria li ha intercettati e riportati in Italia, lasciandoli a Bardonecchia, in qualche modo… Nessuno ha pianto, nessuno si è ribellato. La notizia è scorsa come tante altre di questo tipo.
Eppure, quell’umanità e generosità riconosciute in Frizzi, esercitate in tante occasioni, soprattutto a riflettori spenti, sembrano sparite dal dna di popoli, nazioni, governanti e anche famiglie. Siamo bravi a commuoverci, ad applaudirle, a riconoscerle negli altri, ma siamo decisamente più restii quando tocca a noi poter fare qualcosa; abbiamo bisogno di umanità, ma forse più da ricevere, percepire, riconoscere, osservare da spettatori. Perché Fabrizio una lacrima, un gesto per Beauty e il suo bambino l’avrebbe speso, se non altro in nome della sua piccola Stella.








