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Quei buoni maestri di vita e di fede

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L’amicizia con i saveriani e le saveriane del Burundi è iniziata nel 2001, in occasione della mia prima breve esperienza in un Paese dell’Africa sub-equatoriale. Mi muovevo incerta in una realtà e in una cultura tanto ricche quanto problematiche. Era infatti ancora in corso la tragica guerra civile e io dovevo tentare di capire e rielaborare le difficoltà in cui bambini, adulti, anziani si trovavano a vivere o a sopravvivere.

Le mie “guide” sono state proprio i saveriani, allora tutti di origine italiana. Mi hanno mostrato, spiegato, ma soprattutto testimoniato, il loro ruolo a fianco della popolazione sofferente, sbandata e misera a causa di quel conflitto. Si iniziava, con tanta speranza, a intravederne la fine, che sarebbe giunta solo qualche anno dopo. Mi hanno insegnato a osservare, ascoltare, rispettare gli usi e i costumi senza giudicare. Una lezione importante e preziosa per le mie successive esperienze, anche in altri Paesi del mondo. Una lezione che a noi occidentali fa tanto bene, considerato l’efficientismo e il senso critico che esprimiamo ovunque andiamo.
Dopo tre anni, sono di nuovo tornata a trovare i miei amici. Nel 2004-2005 per un intero anno sono stata nella loro “Domus” a Bujumbura, come volontaria addetta al servizio di accoglienza. Questo mi ha consentito di addentrarmi meglio nel mondo missionario e degli organismi umanitari. Infatti, in quel periodo, dalla Domus passavano tutti: religiosi, laici volontari o semplici visitatori.

Ho collaborato con molti dei saveriani che, nel frattempo, si erano arricchiti di due giovani confratelli arrivati dal Messico, mentre altri avevano lasciato il Paese per nuove destinazioni. Da Bujumbura transitavano anche saveriani e saveriane in missione in Congo RD. Poi, io stessa ci sarei andata, di passaggio o solo per brevi soggiorni, ma sempre accolta con spirito fraterno, a Bukavu, Luvungi, Uvira. Forse, è una caratteristica del missionario. Essendo stato lui stesso accolto in terra di missione, ha appreso e sviluppato quel senso dell’ospitalità che fa sentire l’altro “a casa”. Nel tempo lasciatomi libero dal servizio, sono diventata anch’io un piccolo strumento nelle mani di Dio. Incontravo i bambini e i ragazzi disabili del Centro Akamuri, e poi i bambini di strada.

Ho iniziato a tessere quel filo ideale fra l’Italia (dove vivo) e l’Africa, filo che anche oggi resiste fortemente e consente uno scambio continuo e reciproco. Ogni due o tre anni torno in Burundi a rivedere gli amici, le realizzazioni a cui abbiamo collaborato. Così, di volta in volta, incontro i nuovi missionari che, sempre più numerosi, provengono dal continente stesso. Ormai per i saveriani in Africa è il tempo del raccolto, dopo decenni di semina. Sono molti i giovani africani che hanno scelto di percorrere la strada tracciata da san Guido Maria Conforti. Sono i nuovi testimoni di Cristo nel loro stesso continente. In Burundi, iniziano questo percorso nell’affollata e vivace casa di Formazione. Auguro di cuore anche a loro di essere buoni maestri di vita e di fede, come lo sono i confratelli da tanti anni in Burundi.

Bujumbura oggi è una città che si vuole mostrare evoluta, in fermento, pur conservando, nelle sue periferie, i contrasti di un’umanità che fatica a vivere dignitosamente. Qui, i missionari hanno la loro parrocchia cittadina, nel quartiere di Kamenge, luogo di carità e sviluppo. L’interno del Burundi offre un’altra visione del Paese. Nonostante alcuni progressi come la maggiore scolarizzazione, viabilità e condizioni abitative, sono ancora diffuse la malnutrizione, la morte per parto di tante giovani mamme, la malaria (principale causa di morte), tanti minori senza famiglia. Anche qui, lontano dai principali centri, sono presenti i saveriani, che hanno saputo trasformare un territorio povero e malsano in un luogo di crescita e sviluppo. Così, è sorta la missione di Bugwana, nel nord del Paese, a cui sono particolarmente legata. L’ho vista nascere e crescere nelle mie “capatine” in Africa. Oltre a questo, alcuni missionari e suore, che sono tra i miei buoni maestri, là lavorano e testimoniano l’Amore di Cristo.



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