Quanto è grande il rischio tanto maggiore è la gioia
Essere testimoni dell'incarnato Messia
Padre Modesto Todeschi, già superiore della nostra casa di Vicenza, in questo Avvento incontro al Signore che viene, ci svela un'altra strada, irta di croci, tinta di sangue: quella della gente del Burundi, esausta sotto il gravare di una tormenta che non prevede uno sbocco. Nel racconto il padre condivide la struggente passione dei colpiti. Il poter restare con loro, vicini nella loro durissima prova, è per noi una gioia e un privilegio grande impagabile, inimmaginabile.
Non ho mai sentito così forte la gioia di ritrovarsi, di incontrare qualcuno come quando ho dovuto passare attraverso zone di combattimento rese deserte dalla guerra per arrivare, con paura e rischio, a trovare chi era scappato. Finalmente qualcuno! Che gioia abbracciarsi e rinnovare la speranza e la vita! Ho vissuto tre giornate di fuoco trovandomi fra la gente sulle colline nell'imperversare improvviso della rappresaglia militare, del rastrellamento. Ho subito lo sparo assordante e spaventoso dei mortai per incutere una paura da follia, e poi l'avanzare spietato dei soldati che sparano ed uccidono ogni persona che incontrano.
Ho provato lo scappare affannoso al limite delle forze, con la possibilità di essere circondati e presi in trappola, il dover decidere se abbandonarsi alla fortuna. Quale raccapriccio nel ritorno verso sera trovando i cadaveri di chi non era riuscito a farcela perché indifeso o ammalato o anziano. Quante fosse comuni non catalogate ho scoperto, quante tombe improvvisate a fianco del cadavere in putrefazione, sulle colline: fosse incomplete ed insufficienti spesso che permettevano ai cani di scavare e saziarsi di carne umana e di portare ossa umane nell'abitato quasi a macabro rimprovero per chi restava.
Non ci si abitua agli spari nella notte, specie se sono vicini e si vede la scia sopra la testa, e case bruciate a poca distanza. Si resta paralizzati: ogni sparo è un pugno allo stomaco. E come affrontare al mattino le tristi notizie di morti e nuova miseria?
Padre Modesto richiama anche un olocausto, p. Ottorino Maule commemorato nella parrocchiale di Gambellara (VI), il 30 settembre scorso, con la parola irruente del p. Piergiorgio Lanaro.
La crudele esecuzione dei nostri padri Ottorino Maule e Aldo Marchiol il 30/09/1995 con Catina Gubert è stato l'avvenimento che ci ha marcato più profondamente, ma che ha mostrato anche che stavamo realizzando l'incarnazione più reale della nostra presenza in Burundi.
Abbiamo perso dei nostri cari con loro, abbiamo pianto e ci siamo disperati con loro e con loro gridato al Signore che libera e redime. Dopo un altro eccidio di 35 uomini in una prigione provvisoria, per il solo fatto di aver cercato un po' di verità dei fatti, fui convocato davanti al governatore e due suoi consiglieri. Questi mi mandò dal giudice principale del tribunale provinciale che mi fece aspettare per due ore e infine mi mise in mano a due commissari e un comandante dei gendarmi per scrivere e farmi firmare quello che dicevo.
Temetti che fosse per mettermi al muro o farmi partire espulso. Invece non ci fu nessuna conseguenza: volevano solo intimidirci e farci stare buoni. Di fronte alle armi e alla violenza ci si sente impotenti e scoraggiati terribilmente, sia noi che la gente, quasi da dire con loro: "Non resta che lasciarsi travolgere da questo torrente in piena". Ma se si vuole continuare non ti resta che scoprire in modo esistenziale la forza della preghiera e della fede.
L'arma: l'Eucarestia ed il rosario. Si sente più che mai la necessità di dire con Pietro: "Da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna".








